Visionare materiale pedopornografico è reato?

Un dibattito che si svolge spesso nelle aule di Tribunale e suscita interesse fra avvocati, giudici e consulenti tecnici.

L’art.600-quater del codice penale recita che “Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600-ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.

La Legge, dunque, punisce chi si procura o dispone di materiale illecito, e non chi semplicemente lo visiona.

Da ciò si evince che i comportamenti che costituiscono reato sono rappresentati dalla condotta di chi si procura materiale pedopornografico e di chi lo detiene, in ogni caso  devono essere caratterizzate da un elemento soggettivo: la consapevolezza.

Allora, visionare materiale pedopornografico è una condotta penalmente rilevante?

Ci viene in aiuto la Sentenza  n° 1619 del 22 aprile 2004, in cui  il Tribunale di Brescia, II sezione penale, ha assolto l’imputato dal reato a lui ascritto.

L’imputato ex artt. 81 e 600 quater c.p. , con più azioni   esecutive  di  un  medesimo  disegno  criminoso, si procurava materiale prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto, e deteneva sul proprio personal computer maxi-tower assemblato, con installati due hard disk, n. 11 immagini a carattere pedopornografìco sul disco “C” contenute in un file compresso protetto da password,  è stato assolto per non aver commesso il fatto.

Nella motivazione di tale sentenza si legge che “la ratio dell’art. 600 quater c.p. ha come elementi costitutivi, sul piano obiettivo la detenzione di materiale a contenuto pedopornografico, sul piano soggettivo la consapevolezza non solo, com’è ovvio, della detenzione del materiale, ma soprattutto della natura illecita e, in specifico afferente allo sfruttamento di minori, del materiale stesso.

Non c’è pretesa punitiva nei confronti di tutti coloro i quali, navigando in internet entrino in contatto con immagini aventi quel contenuto, ma coloro che “se ne approprino”, “salvandole” e veicolandole o sul disco fisso del PC o su altri supporti, con esso interfacciabili, che ne consentano la visione o comunque la riproduzione.

Lo scaricamento dei materiali, ovviamente, deve essere consapevole e volontario, dovendosi escludere profili di responsabilità penale nei casi in cui il materiale rinvenuto sul PC costituisca la mera traccia di una trascorsa consultazione del web, creata dai sistemi di salvataggio automatico del personal computer.

Riassumendo: esiste una distinzione fra il visionare e il disporre di materiale pedopornografico, e visionare materiale pedopornografico, non è reato.

Chi si reca su siti pornografici e incorre in materiale avente come soggetti ritratti minori di anni diciotto, così come chi, navigando, visiona tali immagini, non è penalmente responsabile ex art 600 quater.

Certamente fra tutti coloro che usufruiscono della pedopornografia vi sono molte persone disinteressate ai comportamenti pedofili, e che risultano essere cultori della pornografia in genere, semplici curiosi e così via. Forse, però, molti di costoro ignorano la maniera in cui tale materiale viene prodotto. Non si tratta, infatti, di immagini costruite o modificate al computer, ma di foto e filmati che riprendono adulti e bambini o anche solo bambini fra loro che compiono effettivamente quanto ripreso. A volte, i bambini sono  addirittura costretti a sorridere durante il compimento di tali atti, e spesso vengono sottoposti ad azioni degradanti, abusanti e umilianti.

Nessun abuso sui bambini è generato senza la sofferenza o lo sfruttamento degli stessi.

Su Vittorio D'Aversa

Consulente Tecnico Forense in materia Informatica.

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