Vergognarsi per il proprio url

La progettazione e implementazione di un sito internet è finalizzata a rendere disponibile online una serie di informazioni, risorse, servizi e tanto altro ancora. Tipicamente il committente che può essere sia un ente che una azienda che un privato cittadino pone l’attenzione su una parte dei contenuti o servizi che estrinsecano il desiderio grafico di particolari ovvero che cercano di risolvere problemi o esigenze della clientela che tipicamente rappresentano la punta dell’iceberg di un complesso sistema organizzativo e relazionale. Per fare un esempio automobilistico è come se la Ferrari iniziasse la progettazione del prototipo di una nuova autovettura dal design della maniglia per aprire lo sportellone.

Nel nostro paese la progettazione e implementazione di un sito internet è considerata cosa da tecnici e quindi ci si aspetta dai tecnici, al momento del conferimento dell’incarico, una capacità di analisi, elaborazione e realizzazione che si concretizza nel “fammi vedere cosa si è fatto” riducendo un processo ad una semplice schermata web.

La realtà è sicuramente molta più complessa e laddove la metodologia di lavoro fosse diversa da quella descritta denoterebbe un modo d’agire che indubbiamente può essere ritenuto un valore aggiunto.

Il processo di progettazione e di realizzazione di un sito web è quindi un progetto interdisciplinare che necessita del coinvolgimento di numerose professionalità. Ciascuna darà il suo specifico contributo per la realizzazione di un sito che possa soddisfare le esigenze degli utenti del sito ma anche delle esigenze del proprietario del sito e dei suoi lavoratori.

In un sistema complesso come quello universitario le variabili, i numeri, le esigenze, le dinamiche e le criticità sono talmente tante per cui la costruzione di un unico e onnicomprensivo portale di ateneo richiede tempo, analisi e tanto altro ancora.

Mi voglio limitare al caso di un sito di un ateneo entrato in produzione da 3 anni. Il sito è realizzato con un software open source ed è stato portato come esempio in più occasioni in conferenze e workshop della PA ed ha anche avuto, in base al principio delle buone prassi, un finanziamento ministeriale per poter essere adottato da altri 3 atenei della stessa regione.

Di recente, un gruppo di docenti impegnato nella organizzazione di un importante convegno internazionale, si accorge della impresentabilità della propria pagina web istituzionale. Sostengono che presentarsi ad una comunità internazionale indicando come percorso

http://www.ateneo.it/web/economia/scheda_docente?p_p_id=SchedaUtentePortlet_WAR_SchedaUtentePortlet5121&p_p_lifecycle=0&idDipendente=13130&struts_action=%2FSchedaUtentePortlet%2Fview

denota grandi lacune tecniche e comunicative dell’istituzione e mina e delegittima la loro credibilità come ricercatori. E’ in sostanza, un biglietto da visita pessimo che non può essere messo on line.

La soluzione tecnica più semplice e utilizzata come quella di realizzare una unica pagina di nome scheda_docente che ha come parametro l’identificativo del docente di cui rendere disponibili le informazioni diviene tutto a un tratto inaccettabile dal punto di vista della comunicazione.

Secondo i componenti di questo gruppo di ricerca non si può dire alla comunità internazionale vai a questo link (quello lungo 3 righe) per sapere chi sono e che cosa ho fatto. Rivendicano quindi, nel caso del docente Rossi, di avere una url del tipo www.ateneo.it/rossi. La richiesta fatta appare ai tecnici di tipo bizzarro ma ai comunicatori estremamente pertinente e importante. Al di là della soluzione tecnica che potrebbe risolversi con un appropriato utilizzo di moduli di rewrite dell’url, la questione sollevata ripropone ancora una volta il problema del “come progettare il sito” in relazione al “come mi presento”.

Bisognerebbe quindi pensare in fase di progettazione di un sito alle sue capacità tecniche e comunicative includendo nell’analisi non solo ciò che è contenuto nella pagina web in senso stretto ma anche il nome dell’url con la quale la pagina è messa a disposizione del web.

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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