Tag Archives: partita IVA

Introiti Paypal ed AdSense

Buongiorno, redigo due Blog in rete su dominio regolarmente registrato, nelle ore libere dal lavoro di impiegato pubblico. Per cercare di recuperare le spese di registrazione ho istallato gli AdSense di Google (al momento NON ho ancora raggiunto la cifra minima di 70€).

Di recente ho aperto un conto PayPal. Una persona fisica può installare il pulsante PayPal “donazioni”?

Quali e quante imposte bisogna pagare per i proventi generati da siti WEB percependo altro reddito da lavoro?

Quando l’ufficio lo mette a disposizione la nonna

Sono un giovane perito informatico con partita IVA. Ho deciso di aprire un’attività in proprio e siccome ciò richiede troppi investimenti, mi chiedevo se inizialmente posso utilizzare gratuitamente un locale messo a disposizione da mia nonna. In tal caso, non trattandosi di un contratto di locazione, devo sottoscrivere qualcosa?

Finalmente la «pezza» per la riforma del Lavoro sulle «finte partite IVA»

Riprendendo un mio vecchio articolo sulle finte partite IVA e sulle cure che il Governo sta cercando ho illustrato come, alcune volte, la cura è peggio della malattia! Infatti in quell’articolo evidenziavo come il Governo avrebbe rischiato di creare seri problemi a molti professionisti veri mentre cercava di dare una mano a quelli finti, in pratica si cercava di convertire in lavoro subordinato tutte quelle collaborazioni a partita IVA che, di fatto, soddisfacevano almeno due delle seguenti tre caratteristiche:

      1. che la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore ad almeno sei mesi nell’arco dell’anno solare;
      2. che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più del settantacinque per cento dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
      3. che il collaboratore disponga di una postazione di lavoro presso una delle sedi del committente.

Per fortuna, con l’emendamento 9100 al DDL n.3249 approvato oggi in Commissione le cose vengono (almeno in parte) aggiustate!

Riforma del Lavoro sulle «finte partite IVA»: quando la cura è peggio della malattia!

E’ di questi giorni il dibattito sulla riforma del lavoro, ed io, già su questo giornale, ho avuto modo di introdurre il problema sulle norme che vorrebbero eliminare le così dette finte partite IVA.

Purtroppo, ad ora, mi tocca evidenziare il fatto che la cura è peggio della malattia! La cura infatti sarebbe quella dettata dall’articolo 69-bis della proposta di Riforma che, al primo comma, dice:

1. Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

      1. che la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore ad almeno sei mesi nell’arco dell’anno solare;
      2. che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più del settantacinque per cento dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
      3. che il collaboratore disponga di una postazione di lavoro presso una delle sedi del committente.

Riforma del Lavoro, i risultati del sondaggio

Mentre il Parlamento sta iniziando il suo iter per varare la nuova riforma del Lavoro, come promesso, ecco i risultati del sondaggio proposto la scorsa settimana sulla nuova (probabile) norma che reciterebbe (il condizionale è d’obbligo):

Partite IVA, ecco i paletti. E’ lavoro subordinato la collaborazione con partita IVA che dura più di 6 mesi o se il lavoratore ricava dal rapporto più del 75% del suo reddito o se ha una postazione fissa in azienda. L’eventuale dipendenza parte dall’inizio del rapporto.

Non solo articolo 18

art. 18

art. 18Oggi non si fa altro che parlare di Articolo 18, la riforma del Lavoro sembra interessare solo questo aspetto, ma andando a spulciare nei rivoli delle varie proposte si trovano anche altre cose (forse ben più) interessanti.

Mi riferisco, in particolare, ad una modifica che ho letto ieri sulla Nazione durante la mia colazione domenicale. Il trafiletto, immerso nei soliti specchietti illustrativi delle nuove leggi che i giornali solitamente fanno, diceva:

Partite IVA, ecco i paletti. E’ lavoro subordinato la collaborazione con partita IVA che dura più di 6 mesi o se il lavoratore ricava dal rapporto più del 75% del suo reddito o se ha una postazione fissa in azienda. L’eventuale dipendenza parte dall’inizio del rapporto.

Il codice di attibuzione Partita IVA 62010

Nella classificazione ATECO 2007 il codice 62010 recita: altre realizzazioni di software – consulenza Software.

Sarei grato per un chiarimento e in particolare: Realizzare software dal cliente con mezzi propri, a soluzione problema specifico, rientra nella prima parte della dicitura? E se rientra, si può fatturare come prestazione di consulenza?

Realizzare procedure Software, che rientrano nel contratto di consulenza dentro la gestione di un progetto generale, è lecito per questo codice?

L’INPS e il professionista «minimo»

Nell’ipotesi che io decida per aprire una Partiva IVA nel settore IT (Informatica) come Consulente Minimo (reddito lordo annuo previsto inferiore ai 30.000 euro), quali sono gli adempimenti vari e costi di apertura?

Ho saputo che ci sono delle aliquote INPS (gestione separata) oltre il 26% per il 2011 (ogni anno aumentano), quando debbono essere pagati questi contributi obbligatori INPS, ogni 6 mesi? Quindi il consulente paga sempre il 20% (ritenuta) su lordo più il 26(e rotti)% all’INPS?

Il primo adempimento, per l’apertura della Partita IVA, è la presentazione del modello AA9 all’Agenzia delle entrate (di persona o telematicamente attraverso un professionista abilitato (es. un commercialista).

Il secondo adempimento è l’iscrizione alla gestione separata INPS (in via telematica sul sito dell’INPS).

Il consulente senza partita IVA

Molte volte durante le mie navigazioni ho notato delle informazioni su come diventare consulente informatico, ma di risposte ce ne sono ben poche, anche se basterebbe andare da un commercialista e chiedere chiedere chiedere… altre volte, invece, l’occasione ci porta ad affrontare questa situazione in maniera diretta, vedasi un’assunzione.

Di seguito vi presento la mia esperienza, ma sarei ben felice di creare una piccola guida (fruibile on-line) sulle varie possibilità e strade da seguire per diventare un consulente informatico.

La mia esperienza parte da un diploma in Ragioniere Programmatore e tanta passione per l’ICT, naturalmente la strada non è stata facile poiché trovare un impiego al giorno d’oggi non è cosa da niente nella realtà in cui vivo.

Il campo dell’ICT, seppur vasto, trova degli ostacoli nell’accesso al mondo del lavoro, parlo della mia esperienza e degli innumerevoli colloqui che ho dovuto sostenere al quale le risposte erano sempre le stesse:

  • le faremo sapere…

  • ho visto il suo curriculum, ma quanti anni d’esperienza ha?

Certo trovare una risposta alla prima affermazione penso sia molto facile, la seconda invece mi è sembrata più oggetto di studio.

 

Come possiamo fare esperienza noi che partiamo solo dalla base “teorica”?

 

Ma tralasciando queste breve parentesi sullo start-up e soffermandoci sul cuore dell’articolo, supponiamo di aver trovato un’azienda che ci offre la possibilità di lavorare su un progetto, ma non possediamo la partita IVA, come fare? Semplice, possiamo usare il contratto a progetto!

 

Mediante questo tipo di contratto, stipulato tra le parti, vengono definite:

  • il progetto da seguire;

  • la durata del progetto;

  • il compenso economico;

  • la modalità di pagamento;

concluso l’iter con l’azienda, si passa all’apertura da parte del lavoratore di una particolare posizione nei confronti dell’INPS, e cioè l’iscrizione alla gestione separata.

 

Questa particolare posizione tutela il collaboratore nei confronti del sistema pensionistico, basta quindi recarsi presso l’INPS con il progetto firmato da entrambe le parti e compilare un semplice modulo, dove in allegato troverete una tabella con dei codici che identificano il lavoro che si andrà a svolgere. Per maggiori informazioni riguardo la gestione separata vi rimando al link dell’INPS.

 

Vorrei ora precisare un paio di cosette per quanto riguarda il lato economico e le modalità di pagamento presenti nel contratto.

 

Le modalità di pagamento vengono scelte nel contratto (bonifico, ecc.), ed è importante anche sapere che esiste la possibilità di decidere la cadenza dello stesso (mensile, trimestrale, ecc.); inoltre bisogna considerare che non è prevista la tredicesima, quindi bisognerà tener conto durante il patteggiamento del compenso economico e prevedere pure la possibilità di inserire il rimborso spese carburante (magari con tariffario ACI, per progetti che prevedono spostamenti) e spese varie sostenute per conto dell’azienda nell’espletare il proprio lavoro.

 

Direi che è tutto, in definitiva quindi, mediante questa tipologia di contratto e con la gestione separata dell’INPS, abbiamo la possibilità di essere consulente informatico senza partita IVA, naturalmente come in tutte le situazioni abbiamo i pro e i contro, ma questa è un’altra storia…

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