L’articolo 57 c.p. e il direttore di testata telematica (Nota a Corte di Cassazione n. 3551/2010)

La Corte di Cassazione, sezione V penale, con sentenza n. 3551/2010, ha posto un importante principio di diritto in materia di responsabilità del “direttore o vice direttore responsabile” che “abbia omesso di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati” (art. 57 c.p.), escludendo l’applicabilità di tale disposizione normativa al direttore di un giornale telematico.

La norma stabilisce che l’autore del reato è punito “a titolo di colpa”, confermando l’estraneità al nostro ordinamento penale di qualsivoglia forma di responsabilità oggettiva e richiedendo la prova dell’atteggiamento colposo di colui che avrebbe dovuto esercitare il controllo.

I due aspetti centrali della decisione sono rappresentati dalla delimitazione dell’ambito di applicazione dell’articolo 57 c.p. alla “informazione diffusa tramite la carta stampata” – in tal senso, ha affermato la Corte, l’inequivoca lettera della legge nonché l’interpretazione storica della norma – e dalla osservazione per cui la peculiarità del mezzo telematico “renderebbe, probabilmente, vano – o comunque estremamente gravoso – il compito di controllo del direttore di un giornale on line”.

Sul piano interpretativo, dunque, al criterio letterale si affianca il problema della “esigibilità della ipotetica condotta di controllo del direttore (con quel che potrebbe significare sul piano della effettiva individuazione di profili di colpa)”.

Invero, già l’esclusione letterale della testata on line dal concetto di stampa avrebbe dovuto far concludere per la formula assolutoria, quale quella poi adottata, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

La Corte, invece, si è soffermata sul problema della esigibilità della condotta del reato colposo, visto in relazione alle caratteristiche proprie di Internet nell’era della evoluzione del rapporto tra l’utente e la rete, nella direzione di una maggiore interattività e partecipazione (c.d. web 2.0).

Difatti, ha osservato la Corte, è proprio la “c.d. interattività (la possibilità di interferire sui testi che si leggono e si utilizzano)” che renderebbe vano o gravoso il controllo sui contenuti immessi in rete.

E’ indubbio che l’apertura di Internet verso forme di partecipazione – si pensi, oggi, al social network così come nel recente passato, al blog ed al forum – richiede il necessario approfondimento delle problematiche connesse alla eventuale utilizzazione della rete stessa per ledere diritti fondamentali della persona, quale l’onore e la reputazione.

Nasce l’esigenza di rileggere principi consolidati del nostro ordinamento giuridico – ad esempio, l’assenza di forme di responsabilità penale oggettiva – per consentire lo sviluppo parallelo e coordinato della partecipazione in rete e della tutela dei diritti fondamentali.

Secondo la recente pronuncia della Corte di Cassazione – che, non a caso, esclude qualsiasi “coinvolgimento […] per i coordinatori del blog e del forum” – l’attuale regolamentazione normativa è nel senso di escludere forme di responsabilità non tassativamente disciplinate dalla legge, peraltro consistenti in condotte difficilmente esigibili.

D’altro canto, la funzione nomofilattica del Supremo Collegio rende del tutto evidente che, ove il legislatore intendesse aprire a forme di responsabilità di tal genere potrebbe ben farlo, nei limiti dei principi della Carta Costituzionale: sul punto, la Corte ha richiamato la “implicita voluntas legis”, sottolineando che l’esistenza di progetti di legge che hanno ad oggetto l’estensione della responsabilità ex articolo 57 c.p. al direttore della testata telematica costituisce riprova che ad oggi tale responsabilità non esiste.

Fino a diversa volontà legislativa, dunque, non saranno punibili condotte di omesso controllo sui contenuti immessi in rete, poiché non previste dalla legge come reato.

Sul punto la Corte ha richiamato ad abundantiam l’articolo 14 del decreto legislativo, che, nella lettura nomofilatica, “chiarisce che non sono responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e – a fortiori – gli hosting provider […] a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato”.

Come già osservato in precedenza, però, la Corte ha affrontato anche la questione della esigibilità del controllo dei contenuti immessi in rete, sottolineando l’atteggiamento colposo richiesto dalla disposizione normativa esaminata.

Mi pare possibile osservare, sul punto, che qualora venisse equiparata normativamente la carta stampata al periodico on line, non sarebbe comunque e sempre impossibile provare negligenza o imprudenza del direttore responsabile al fine di ritenere provata la colpa necessaria ad integrare il delitto contestato.

Ben possono esistere realtà telematiche di dimensioni tali da consentire un controllo sui contenuti immessi in rete, così da rendere possibile la prova della sola colpa e non del concorso – doloso – nel delitto di diffamazione.

Il problema, com’è di tutta evidenza, si sposterà sul piano dell’attività d’indagine, secondo i principi desumibili dalla legge n. 48/2008 di attuazione della Convenzione di Budapest: tale attività dovrà essere adatta all’oggetto d’investigazione, consentendo l’esatta ricostruzione della realtà informatica o telematica che, rivelata processualmente, potrebbe dimostrare la possibilità, tutt’altro che vana o estremamente gravosa, del controllo di un giornale on line.

Residuerebbe l’argomento della modificabilità del dato immesso in rete – i.e. sul server nel quale risiede il periodico on line – frutto di accesso abusivo a sistema informatico o telematico: si tratta, a mio parere, di un aspetto rilevante ma connesso alla realizzazione di un illecito non impossibile da dimostrare, esonerando da colpa colui che ha effettuato il dovuto, iniziale controllo.

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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