Il Consulente Tecnico di Parte lo sceglie l’Avvocato?

Per la scelta di un consulente tecnico forense non esiste una regola standard, né tantomeno una prassi consolidata che lo indichi con chiarezza. L’esperienza professionale è variegata, e conta casi e situazioni in numero pressoché equivalente tra quando è l’avvocato a scegliere o quando è designato dalla parte stessa.

Solitamente, il Consulente Tecnico Forense è individuato dalla parte in causa, che gli affida l’incarico e lo mette in contatto con il legale designato. Un modus operandi che tende a sganciare le professionalità del consulente da quelle del legale di fiducia. In molti casi, una situazione proficua e determinante in modo positivo, ma in altri, può costituire un handicap per l’iter processuale.

Il Consulente Forense non è solo una persona competente nella materia del contenzioso in oggetto, ma deve essere esperta, o almeno a conoscenza, della procedura giudiziaria.

E’ fondamentale che, tra il Consulente Forense di parte e il legale designato vi sia una buona sinergia, al fine di costruire un’adeguata strategia di difesa del proprio assistito. E, che quest’affinità sia garantita durante tutta la fase processuale, da quella istruttoria, durante le attività peritali d’indagine del CTU e, in seguito, fino all’eventuale fase dibattimentale.

Il principale obiettivo e l’interesse primario per la Difesa sono la tutela dei diritti dell’assistito, pertanto, un buon risultato non può prescindere dalla collaborazione e dalla sintonia tra lo studio legale e il consulente tecnico.

È possibile garantire sulla corretta sinergia fra i professionisti? Tutti conoscono almeno un avvocato o un tecnico che possano assisterli in un percorso giudiziario?

Nel momento in cui ci si trova di fronte ad una circostanza che impone l’intervento di un legale, abitualmente, il primo pensiero è di rivolgersi, per un consiglio, a uno studio legale – che non è detto sia specializzato nella materia specifica – o a un tecnico competente, che non è detto sia esperto in procedura giudiziaria.

I casi sono molteplici e di svariata natura. Può trattarsi di danni medici, d’infortunistica stradale, di danni informatici, aziendali, ambientali, chimici, biologici, psicologici e così via.

Tutti, comunemente riconducibili a due aspetti fondamentali: l’analisi del danno e la definizione delle azioni necessarie per un rapido ed efficace risarcimento o altra risoluzione giudiziaria. Proprio questa dicotomia determina molto spesso che l’avvocato e il consulente tecnico siano due attori estranei tra loro e incaricati dal cliente in due fasi diverse.

Il divario di informazioni tra legale e consulente tecnico, la mancanza di uno studio appropriato del caso, la scarsa affinità, possono considerarsi elementi pericolosi che minano la corretta difesa di un assistito.

Sembra quasi salomonico decretare che il cliente dovrebbe saper scegliere un “pacchetto” professionale che gli consenta la riuscita dell’operazione. Non è così semplice e immediato.

Innanzitutto, il cliente, quasi sempre, è alla prima esperienza giudiziaria, e specialmente nell’ambito di un procedimento penale lo stato d’animo non è dei migliori per affrontare scelte, o accordare fiducia a terzi con la calma e la serenità necessaria. In secondo luogo, è statisticamente poco probabile che l’amico avvocato, cui va la prima telefonata, sia esperto proprio di quella materia e collabori con un consulente tecnico competente.

Ovviamente l’uso di Google è oggi un metodo abbastanza diffuso, ma tutti i professionisti sanno che l’essere scelti è soprattutto il frutto di anni di esperienza sul campo e di un positivo passaparola. Il cliente, però, non sempre percorre quei canali giusti in cui si trovano competenza e onestà intellettuale, tali da orientare l’assistito nel modo migliore.

Spesso capita che l’avvocato si astenga dal consigliare il consulente tecnico per non condizionare il cliente nella scelta, altre volte, forte della fiducia che ripone in lui l’assistito, incarica direttamente il consulente facendo anche da intermediario. Ci sono casi in cui la questione esige l’intervento di più consulenti per materie diverse, per cui l’avvocato funge un po’ da regista nei confronti di un pool di professionisti, ognuno con le proprie competenze.

Il consulente tecnico forense in materia informatica è forse uno di quei professionisti che può ricevere più facilmente incarichi scaturiti da contatti internet. Un po’, perché essendo sua materia di pertinenza, conosce meglio i meandri della rete; un po’, perché l’informatica e la tecnologia digitale sono argomenti abbastanza nuovi. Un buon numero di avvocati non ancora ne ha avuta esperienza diretta e forse non ha compreso l’importanza di cui gode una perizia informatica in campo sia investigativo sia probatorio.

 

Su Vittorio D'Aversa

Consulente Tecnico Forense in materia Informatica.

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