Economia e Ingegneria dell’Informazione

Cosimo Mazzotta

L’economia italiana perde colpi e questo non solo a causa della crisi, la spinta propulsiva della nostra economia si è esaurita già prima, negli anni in cui la corsa degli altri paesi è stata invece più o meno spensierata, in un mondo in rapidissimo cambiamento.

Mario Deaglio – Economista e docente di economia internazionale all’università di Torino – Perdita di occasioni d’affari, di quote di mercato ed ostacoli al reperimento di risorse finanziarie, sono stati i costi della tradizione italiana. Pesa soprattutto nel corso degli anni la chiusura di numerose grandi imprese elettroniche e chimiche, per l’incapacità del sistema italiano di fornire una quantità di stimoli sufficienti per la crescita di comparti ad alta tecnologia. Pertanto, così come sostenuto da Mario Deaglio, in occasione del XVII rapporto sull’economia globale del 22 novembre 2012, l’Italia è un Paese a bassa tecnologia.

Antonio Marzano – Economista e presidente del CNEL – n occasione del recente 57° congresso del CNI a Rimini, ha evidenziato come l’evoluzione tecnologica sia il fattore principale di sviluppo, per cui paesi più stazionari come l’Italia, hanno un bisogno non più rinviabile dell’applicazione e diffusione delle tecnologie, per rafforzare la competitività, a cominciare dalle tecnologie informatiche. Secondo Marzano, questo Paese non ha tratto slancio nel proprio sviluppo determinato dalla diffusione delle tecnologie informatiche, perché il beneficio derivante dall’uso delle tecnologie ICT, purtroppo è stato controbilanciato dalle diseconomie nel frattempo maturate su altri fronti.

Armando Zambrano – Presidente CNI – In occasione del 57° congresso, ha sostenuto che in futuro assisteremo ad un ampliamento del mercato professionale dell’ingegneria dell’informazione, d’importanza sempre più strategica per lo sviluppo del Paese.

La situazione italiana secondo gli esperti, è fortemente sofferente nell’ambito dell’evoluzione e della diffusione delle tecnologie ICT all’interno della Pubblica Amministrazione. Con Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n°179 “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, il c.d. provvedimento Crescita 2.0, sono state previste le contromisure per riportare l’Italia ad un livello competitivo più che adeguato rispetto alla gran parte dei paesi dell’Unione Europea.

Il decreto n. 83/2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 134 del 7 agosto 2012 (G.U. n. 187 del 11 agosto 2012) attribuisce all’Agenzia per l’Italia Digitale la responsabilità dei pareri sulla coerenza strategica e sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici e, in particolare, dei pareri tecnici, obbligatori e non vincolanti, sugli schemi di contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni centrali concernenti l’acquisizione di beni e servizi relativi ai sistemi informativi automatizzati.

Anche le Commissioni d’Ingegneria dell’Informazione degli Ordini Provinciali, spontaneamente costituite per effetto del DPR 328/2001, hanno una propria ricetta e per anni, hanno più volte messo in guardia i Governi che si sono avvicendati, dai pericoli a cui venivano esposte le PP.AA. nel processo di ammodernamento e di conversione, senza un management ICT di riferimento al suo interno.

Cosimo Mazzotta – Ordine di Lecce

Il Piano d’Azione 2002 dell’allora Ministro dell’Innovazione e Tecnologie Lucio Stanca, ha avuto l’obiettivo molto ambizioso di sfruttare pienamente le potenzialità delle nuove tecnologie. La pCosimo Mazzottaosizione dell’allora Governo Italiano è stata chiara: proporre l’Italia come leader internazionale dello sviluppo dell’e-government, strumento fondamentale per migliorare la qualità e la velocità dei servizi offerti ai cittadini ed alle imprese.

Nel 2007, in continuità con il suo predecessore, il Ministro dell’Innovazione Luigi Nicolais, intervenendo in forma più strutturale ed organica rispetto al passato, con il suo Piano d’Azione, ha avviato il processo di semplificazione e modernizzazione della P.A., imponendo l’uso delle tecnologie ICT per cambiare profondamente il rapporto tra le amministrazioni pubbliche e cittadini. Il “pacchetto Nicolais” ha individuato, una serie di misure per la piena digitalizzazione degli atti e dei documenti nell’ambito del processo amministrativo, contabile e tributario.

Nel 2008, con il Ministro Brunetta (economista), il dicastero ha cambiato nome, da Innovazione e Tecnologia in Pubblica Amministrazione ed il suo Piano d’Azione in Piano Industriale.

Brunetta, come i suoi predecessori, ha individuato nella P.A. il principale freno per lo sviluppo del Paese, per l’asincrona velocità con il mondo produttivo.

Secondo Brunetta, è stato necessario rivedere i processi produttivi della P.A. per ottenere non solo efficienza e risparmi, ma soprattutto una migliore soddisfazione dei bisogni dei cittadini e delle imprese. Il Piano Industriale è ancor oggi nella fase attuativa, entro il 2014 la P.A. dovrebbe essere completamente digitalizzata, sicuramente con l’ausilio delle tecnologie ICT.

Qualcosa però non ha funzionato.

Nonostante siano stati spesi fiumi di denaro ed emanati centinaia di atti, tra Leggi, Decreti, Direttive, Circolari esplicative ecc., gli effetti sulla P.A. sono stati pressoché nulli, si è avuto solo un eccesso di regolamentazione con aumento del caos normativo.

Le cause sono da imputare tutte al Management del Sistema Italia, sul piano politico per i continui ripensamenti ad ogni cambio di vertice, sul piano operativo per non aver tenuto conto delle reali condizioni operative delle PP.AA..

Su tutti gli interventi programmati, sono state ignorate consapevolmente le difficoltà via via insorte, tra queste, per aver sottoposto la P.A ad un’eccesso di regolamentazione, per la mancanza di professionalità interne indispensabili per il cambiamento, per l’assenza di adeguate contromisure di contrasto alle eventuali inerzie, nonché per l’assenza di adeguate contromisure alla resistenza al cambiamento.

Altri punti critici riscontrati: l’assenza di una formazione obbligatoria, la mancata previone di reazioni all’impatto tra cittadino, imprese e P.A. digitale, il mancato coinvolgimento degli organi di governo della P.A. attribuendo loro nuove responsabilità ed infine, mancata previsione di un piano B contenente le soluzioni alternative ai problemi.

Per tutte queste ragioni, il Sistema Italia è fortemente instabile, per renderlo stabile e privo di oscillazioni, la soluzione ottimale secondo il giudizio di molti esperti è quella di intervenire significativamente sul Sistema prevedendo un management ICT, esterno al sistema, tale da creare una retroazione sull’organo di governo. E’ strategico, se inserito obbligatoriamente all’interno della PA, come responsabile all’Innovazione e sottoposto a valutazione annuale.

Il fenomeno del “Legis Divide” oggi esistente tra governo centrale ed EE.LL., dovuto al forte impatto delle norme in materia di ICT, verrebbe sicuramente annullato. In passato non sono mancate le occasioni per accorgersi dell’esistenza del “Legis Divide” tra Amministrazione Centrale, PA e cittadini, osservando il tempo di reazione nell’applicazione delle norme, molte delle quali ancor oggi rimaste inapplicate.

Come nei Piani d’Azione del passato, anche oggi nell’Agenda Digitale sono previsti interventi nei settori: identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Tutti argomenti riguardanti esclusivamente l’Ingegnere dell’Informazione, figura non prevista nell’organico della P.A., per questa ragione occorrerebbe un intervento del Management del Sistema Italia, introducendo nel sistema il management dell’innovazione o ICT.

Il Management ICT consentirebbe anche di risparmiare, eliminano di fatto tutte le consulenze affidate impropriamente a soggetti privi di competenze, come recentemente accaduto nel bando della Regione Umbria per “Esperto ICT”, dove inaspettatamente le competenze sono state ricercate tra i laureati in Scienze Politiche,

Simili danni comportano un costo, in termini di tempo e denaro, si potrebbe rimediare semplicemente prevedendo nei procedimenti amministrativi, un visto di regolarità da parte del Management ICT.

La presenza di un Management ICT, avrebbe consentito di raggiungere almeno l’80% degli obiettivi prefissati dai Governi che si sono succeduti in questi anni, oltre ad un significativo abbattimento della spesa e degli sprechi.

Il Management del Sistema Italia, in passato ha avuto l’intuito di avvalersi di un organismo indipendente ed esterno al Sistema, istituendo l’AIPA (Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), proprio con l’intento di ricevere l’assistenza dagli esperti di informatica, nel processo di trasformazione in PA digitale.

Purtroppo l’AIPA ha avuto vita breve, col cambio di Governo è diventata CNIPA, da autority per l’informatica è divenuta centro nazionale per l’informatica, perdendo oltre all’autorità anche l’autonomia e la stessa credibilità. Un continuo e inspiegabile cambio di sigle e di vertice, infatti, con un ulteriore cambio di vertice è diventata DigitPA e, per lo stesso motivo, con il il decreto n. 83/2012 oggi ha cambiato nome in Agenzia per l’Italia Digitale.

Le funzioni sono rimaste le stesse, infatti l’articolo 20, comma 2, della legge 134/2012 attribuisce all’Agenzia lo svolgimento delle funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione precedentemente affidate a DigitPA, nonché l’emanazione di pareri obbligatori sugli schemi di contratto concernenti l’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, secondo quanto previsto dall’articolo 3 del D.lgs. n. 177/2009.

L’Agenzia per l’Italia Digitale la responsabilità dei pareri sulla coerenza strategica e sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici e, in particolare, dei pareri tecnici, obbligatori e non vincolanti, sugli schemi di contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni centrali concernenti l’acquisizione di beni e servizi relativi ai sistemi informativi automatizzati (una sorta di visto di regolarità tecnica).

Se il Management del Sistema Italia ha sentito il bisogno di avvalersi di un organo consultivo, seppur di suo gradimento, guardando il Sistema dal basso, anche le PP.AA. che sono la parte terminale e più vicine ai cittadini, potrebbero a maggior ragione trovare nel management ICT un punto di riferimento, viceversa l’ICT rischia di trasformarsi in una trappola, anziché un servizio a beneficio per i cittadini.

Dalla voce dei responsabili delle Commissioni Provinciali dell’Ingegneria dell’Informazione, è un coro unanime di disappunto per le politiche del Governo.

Enrico Bettini – Ordine di Torino

L’INAIL ha bandito una gara per rinnovare la propria piattaforma web. E’ la prima gara dell’Istituto indetta tramite la Consip s.p.a. nell’ambito della convenzione firmata lo scorso 13 luglio, che disciplina il supporto di Consip per l’acquisto di beni e servizi dell’Istituto e si inserisce compiutamente nell’ambito delle più moderne ed efficienti strategie di razionalizzazione e contenimento della spesa, di cui ai recenti provvedimenti sulla “spending review”, si legge nel comunicato stampa del 2 agosto 2012. “Belle parole e bellissimi intenti per il miglioramento della cosa pubblica. Peccato però che l’importo previsto a base di gara per l’appalto sia apparso stratosferico, secondo alcuni ben 10 volte superiore al n ecessario, ovvero 25 milioni di euro di cui 5 per servizi redazionali!

E’ da biasimare inoltre il fatto che l’appalto sia stato classificato come fornitura di beni e servizi, al pari della carta igienica o del toner per la stampante, e non come lavoro pubblico, e quindi soggetto ad una normativa più stringente che prevede la prassi ingegneristica classica: progettazione, direzione lavori, collaudo, nonché la nomina di professionisti abilitati a capo e con la responsabilità di ognuna di queste fasi”.

Stefano Tazzi – Ordine di Pavia

In Italia abbiamo infrastrutture organizzative (gli Ordini professionali) con competenze definite ed attribuite (gli Ingegneri dell’Informazione). Manca un’azione legislativa che vincoli determinate attività in ambito ICT alla supervisione da parte di un ruolo di garanzia. Questa ricerca non è in contrapposizione con il momento storico in quanto le riserve che si vanno a ricercare non hanno una prerogativa di protezionismo economico ma sono a tutela della qualità e della sicurezza. Il campo è sicuramente ristretto rispetto all’ampiezza del mondo dell’Ingegneria dell’Informazione, ma il punto fermo di riferimento è sicuramente cruciale per la competitività e per lo sviluppo, ovvero per consentire a chi sceglie di essere Ingegnere dell’Informazione iscritto ad un Ordine di essere una figura attiva nello sviluppo della nostra Società.

Rodolfo Giometti – Ordine di Lucca

In Italia esiste una strana professione: l’ingegnere dell’informazione che, al contrario dei suoi colleghi civili (quelli che fanno le case tanto per intenderci), è di fatto esercitata da chiunque!

E’ normale infatti che per curarsi i denti si vada dal dentista o per farsi progettare una casa si vada dall’architetto oppure dall’avvocato per farsi difendere (o attaccare) in tribunale… per l’informatica no, si può andare da chiunque! Questo perché la Legge non specifica quali riserve ha la professione dell’ingegnere dell’informazione. Quando andate all’anagrafe del vostro Comune o all’ospedale chiedetevi chi ha progettato il sistema infomatico che mantiene i vostri dati sensibili e chiedetevi se, magari, non è stato uno «smanettone» che una mattina si è improvvisato progettista software!

Enrico Pio Mariani – Ordine di Milano e Presidente CIII

E’ tempo di consuntivi, limitiamoci a ricordare gli eventi positivi, anche se non numerosi come in passato, per avere lo slancio per un 2013 migliore.

Il Nuovo Decreto per la Determinazione dei Parametri Tariffari comprende finalmente anche le prestazioni professionali ICT (ribattezzate TIC nel decreto).

Un sentito grazie al gruppo di lavoro del CNII, guidato da Cosimo Mazzotta, che era già pronto alla richiesta di supporto al CNI.

Il 57mo Congresso ha dedicato un’attenzione al nostro settore pari a quella dell’anno scorso a Bari, buona premessa per il futuro

Siamo stati chiamati a far parte di Commissioni Uninfo.

Quest’ultimo punto è la sfida più importante per il 2013, dato che influenzerà l’interpretazione del DDL 3270 sulle attività non regolamentate.

Fabrizio Di Maio – Ordine di Cosenza

La Pubblica Amministrazione possiede e cataloga dati sulle tematiche più disparate: dati sanitari, demografici, cartografici, economici, ambientali, amministrativi…

Open Data possiamo intenderla come una pratica amministrativa nell’ambito della quale alcuni dati sono resi liberamente accessibili sul Web, con lo scopo valorizzare e rendere fruibile l’informazione prodotta dal settore pubblico, inserendosi in un concetto più ampio di Openness che mira ad un governo partecipato, trasparente e condiviso della cosa pubblica.

Ma è dal punto di vista economico che è necessario analizzare l’importanza dei dati aperti, il cui valore potenziale stimato in vari studi è di diversi miliardi di euro.

L’ingegnere dell’informazione ha capacità e competenze per trasformare questi dati in informazioni fruibili per lo sviluppo prodotti e servizi a valore aggiunto, capaci di trasformare il valore potenziale in valore reale.

Dalla misurazione dell’efficienza di un servizio, alla pianificazione finanziaria, al risparmio energetico ma anche cultura e sviluppo sociale; svariati gli utilizzi già in essere.

E gli utilizzi futuri non sono preventivabili, combinazioni di dati e sensazioni potranno dar vita a nuove applicazioni e servizi. E le start-up cavalcheranno queste opportunità.

Paolo Gibellini – Ordine di Brescia

Negli ultimi anni il mercato consumer è stato letteralmente sommerso da dispositivi tascabili la cui capacità computazionale una decade prima era propria delle workstation di fascia medio-alta e la cui dotazione hardware consente un’interazione a molti livelli con l’ambiente circostante.

Vengono condivisi con estrema semplicità dati con un elevato contenuto informativo (audio/video/immagini) ma raramente si procede con una sintesi, limitandocisi a grattare quella che è la superficie del processo creativo.Quale dovrebbe essere il punto di vista di un Ingegnere dell’Informazione? Un consumer aggiornato è del tutto a nostro vantaggio, porta idee innovative ed è un potenziale cliente per soluzioni personalizzate. Un consumer dominato dal mercato non è altrettanto stimolante.

Bruno Lo Torto – Ordine di Palermo

Gli Impianti Elettronici sono compiutamente identificati dal DM 37/2008 all’Art. 1 comma 2 alla lettera b) : “impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere”; che lo stesso DM definisce come “ … le componenti impiantistiche necessarie alla trasmissione ed alla ricezione dei segnali e dei dati, anche relativi agli impianti di sicurezza, ad installazione fissa alimentati a tensione inferiore a 50 V in corrente alternata e 120 V in corrente continua, mentre le componenti alimentate a tensione superiore, nonché i sistemi di protezione contro le sovratensioni sono da ritenersi appartenenti all’impianto elettrico; ai fini dell’autorizzazione, dell’installazione e degli ampliamenti degli impianti telefonici e di telecomunicazione interni collegati alla rete pubblica, si applica la normativa specifica vigente.

Lo stesso DM 37/2008 prescrive che nel caso in cui gli Impianti Elettronici posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso, collocati all’interno degli stessi o delle relative pertinenze, coesistano con Impianti Elettrici per cui sussiste l’obbligo della progettazione , e quindi quasi sempre nei casi di una certa rilevanza …, è obbligatorio il progetto degli Impianti Elettronici e che detto progetto deve essere redatto da un Professionista iscritto all’Albo.

D’altra parte il DPR 328/2001 stabilisce le attività del settore dell’ “ingegneria dell’informazione” e cioè:“ la pianificazione, la progettazione, lo sviluppo, la direzione lavori ,la stima, il collaudo e la gestione di impianti e sistemi elettronici, di automazione e di generazione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni.”.

Risulterebbe quindi evidente c.d. … SICURO … che il combinato disposto del DM 37/2008 e del DPR 328/2001 dovrebbe obbligare i privati ma anche e soprattutto le PP.AA. ad affidare la progettazione degli impianti elettronici agli Ingegneri abilitati nel settore dell’Informazione, peccato che tutto ciò NON venga USATO.

Pierluigi Marzullo – Ordine di Udine

Se la situazione generale degli Ingegneri è grave, la situazione dell’Ingegnere dell’Informazione è gravissima, infatti rischiamo la sua prematura scomparsa dalle attività professionali ordinistiche.

Il DPR 328/2001, a proposito dei requisiti per l’esercizio di talune professioni recita:

“Le attività professionali che formano oggetto della professione di ingegnere sono:

c) per il settore “ingegneria dell’informazione”:

la pianificazione, la progettazione, lo sviluppo, la direzione lavori, la stima, il collaudo e la gestione di impianti e sistemi elettronici, di automazione e di generazione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni.

Ferme restando le riserve e le attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa … formano in particolare oggetto dell’attività professionale le attività che implicano l’uso di metodologie avanzate, innovative o sperimentali nella progettazione, direzione lavori, stima e collaudo di strutture, sistemi e processi complessi o innovativi. Fin qui sembrerebbe che ci siamo proprio, finalmente è stato riconosciuto il ruolo dell’Ingegnere dell’Informazione, e tante fatiche e sacrifici di lunghi anni di studio (e pratica) verranno ricompensati.

Purtroppo, nulla di tutto ciò!

Nel testo del DPR manca la magica parolina “esclusivo”, e questo apre la porta alle “professioni”, in cui chiunque abbia il desiderio si può riconoscere, senza bisogno di inutili formalità, quali gli Esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione o altre amenità.

Evidentemente si è creato un vuoto, una voragine che sempre di più si allarga – mi riferisco all’uso, anche da parte della Pubblica Amministrazione, di considerare i progetti informatici come mere “forniture” di apparecchiature, condite con un po’ di software quanto basta, quindi esenti da progetto, direzione lavori e collaudi, con disastrosi risultati (50% dei progetti informatici fallisce – ma sembra che non importi, tanto l’hardware è stato venduto, il software pagato, pazienza, si rifarà un altro progetto … basta leggere i giornali, di esempi son pieni).

E allora cosa potremmo fare?

Al momento la nostra forza contrattuale è pressoché nulla, l’unico strumento di cui disponiamo è LA COMUNICAZIONE, che dovremo sfruttare per fare comprendere a tutti – utenti, committenti, pubblica amministrazione e – soprattutto a chi ci governa – l’importanza dell’esistenza e della terzietà della figura dell’ingegnere, e le nostre legittime istanze affinché tale figura non debba scomparire, come invece stiamo rischiando – non è una novità che i laureati in Ingegneria dell’Informazione, classe tra le più numerose, vengano ad iscriversi sempre di meno agli Ordini.

Sarà necessaria una fortissima spinta, che non potrà venire che da noi; dovremo quindi impegnarci per fare conoscere a tutti le nostre professionalità, e coinvolgere il maggior numero di giovani Ingegneri dell’Informazione, ricordando che “è l’unione che fa la forza”.

Pietro Vassalli – Ordine di Varese

Per gli ingegneri del settore C la strada è davvero tutta in salita.

L’appartenenza all’Ordine, vista da sempre come garante della collettività, sta perdendo sempre di più questa sua connotazione. Gli Ordini sono visti come caste, probabilmente mutuando le specificità di altri Ordini professionali con quello degli Ingegneri.

Le riforme portate avanti da parte del governo creano un gap tra chi si iscrive all’Ordine e chi non si iscrive, magari non avendone nemmeno titolo. La quota di iscrizione è vista come una tassa, l’introduzione della formazione obbligatoria è l’ulteriore balzello e infine l’assicurazione l’ennesima fuoriuscita di soldi dalle tasche dell’iscritto. 

All’inizio dell’anno l’iscritto si trova di fronte ad un “costo fisso” indicativamente di 1000 euro che (ovviamente) obbliga il cliente a dover pagare cifre più alte: siamo al paradosso per cui la “casta” risulta penalizzata dalla norma che teoricamente dovrebbe proteggerla. A fronte di tutto questo non esiste una privativa vera e propria che definisca gli ambiti degli ingegneri dell’Informazione. 

Esistono tuttavia delle situazioni in cui le privative potrebbero essere mutuate da altre, ma in realtà non c’è volontà di applicazione o di controllo sul prodotto intellettuale di questo tipo.

Il rischio peraltro di ottenere delle privative stringenti è quello che si ripresenti un caso analogo a quello verificatosi per le certificazioni energetiche, dove anche non “esperti” del settore, a fronte di un corso da poche ore, sono abilitati al rilascio dei certificati.

Alcuni clienti si stanno finalmente rendendo conto che il professionista iscritto all’Albo professionale è tenuto al rispetto della deontologia professionale: tale garanzia lo mette al sicuro da eventuali possibili derive di mediocrità e di mancanza di rispetto nei confronti del cliente stesso e della collettività.

Ritengo che la situazione economica e congiunturale europea non permetta ancora la sopravvivenza di individui ambigui che non abbiano attestazioni scolastiche di alto tipo per svolgere attività complesse come quelle dell’Ingegnere iscritto al Settore dell’Informazione:  a questo punto non resta che serrare i ranghi e combattere per la categoria.

 

* Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce e della Commissione Italiana Ingegneria dell’Informazione

 

Sitografia

http://www.segniesuoni.net

http://www.ilsole24ore.it

http://www.key4biz.it

http://egov.formez.it

http://www.urp.gov.it/

http://www.funzionepubblica.gov.it

http://archivio.cnipa.gov.it

http://www.cefpas.it/Progetti europei/EU

http://www.assinform.it

http://www.ictbusiness.it

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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