Da web 1.0 a web 3.0 passando per il web 2.0, ma di cosa stiamo parlando?

Per capire le evoluzioni è opportuno dare una piccola spiegazione dei termini:

Web 1.0: Siamo agli albori della storia internet e le pagine con gli scritti sono pubblicate in maniera statica, senza nessuna possibilità di iterazione se non la semplice navigazione tra le pagine dei siti. Si tenga presente che da una ricerca nazionale circa il 60 per cento delle pagine internet attualmente visitabili sul World WideWeb sono ancora su architettura web 1.0.

In sintesi: Web 1.0 Pubblicazione

Web 2.0: Il primo grande passo verso un sistema rete utilizzabile e dinamico battezzato 2.0 da Tim O’Reilly che alla prima conferenza sul web 2.0 ne comincia a parlare ed a spingere perché venga recepita dai produttori di siti. La grande novità del 2.0 è rappresentata dall’usabilità che a questo punto vuole abbracciare la rete e non essere costretta in limiti geografici da un lato e dall’altro vuole condividere i contenuti in modalità dinamica e dove possibile con iterazione con l’utente.

In sintesi: Web 2.0 Partecipazione

Web 3.0: Ma si va sempre avanti e i contenuti sul web sono diventati una mole impressionante per cui il passaggio alla 3.0 è quasi il normale iter imposto dalla nuova era. Si è arrivati alla 3.0 perché ci si è resi conto che occorre salvare quello che passa sulla rete in un modo più razionale creando un database che sia capace di gestire le notizie nel loro insieme, che preveda la suo interno dei seri e funzionanti paradigmi rispetto al web semantico.

In sintesi: Web 3.0 Programmazione

Noi pensiamo che il vero motore che ha dato la spinta all’introduzione del web 3.0 sia la mole di dati non strutturati che si trovano in rete  e che ad oggi vanno persi nelle varie ricerche proprio perche destrutturati. Oggi con il termine di intelligenza semantica vogliamo individuare proprio  quelle tecnologie in grado di trasformare informazioni non strutturate, in un insieme (database) di informazioni assemblate in modo strutturato che può essere letto, interpretato ed elaborato automaticamente sulla base delle proprietà semantiche dei dati.

Questo assunto nel nostro esempio è un sito, problemi ancora più significativi lo si trova nelle singole realtà dove proliferano più basi di dati (frutto di scelte software non sempre interpretabili) che non essendo strutturati rendono il dato poco consistente e ne fa perdere quasi completamente la leggibilità e l’interpretazione all’interno del business aziendale.

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