Come produciamo in giudizio un documento informatico?

La domanda nasce come al solito da varie discussioni, e forse è davvero il caso di cominciare a discutere seriamente di questo argomento, visto che in via generale si assiste ad un vero e proprio aumento di velocità nel senso del passaggio dalla carta al documento informatico o digitale che dir si voglia. Ma troppo spesso – almeno a mio modesto parere – ritengo che si faccia una bella confusione.

Ovviamente approfondirò questo discorso con i dovuti riferimenti, ma cerchiamo di rispondere alla domanda principale: come devo produrre in giudizio, per esempio, una email normale?

La prima risposta che potrebbe venire in mente è stamparla, ma già qui saremmo in errore, perché il documento informatico formato come tale se stampato ha valore giuridico inferiore a quello – già certamente non rilevante – attribuitogli dalla normativa (il C.A.D. – Codice dell’Amministrazione Digitale – nello specifico).

Ed il motivo dovrebbe essere abbastanza ovvio, in quanto le operazioni (tecniche e giuridiche) che possono essere effettuate su un documento informatico sono ben diverse da quelle effettuabili sulla sua riproduzione su carta.

Quindi? In linea di massima, se dovessimo rispettare a puntino la normativa, dovremmo:

  1. salvare l’email nel formato nativo del programma di posta che utilizziamo, preferibilmente in formato che consenta l’interscambio dei dati e che rispetti gli standard internazionali (quindi non formati specifici di questo o quel programma per intenderci);
  2. sottoscrivere il documento informatico così creato con firma elettronica avanzata o firma digitale;
  3. apporre una marca temporale al documento medesimo, per certificare la data di formazione del documento informatico;
  4. salvare il tutto su supporto non riscrivibile;
  5. a stretto rigore, il salvataggio su tale supporto non riscrivibile dovrebbe seguire le regole della c.d. “conservazione ottica sostitutiva”, o conservazione sostitutiva tout court;
  6. produrre in giudizio tale documento.

E’ appena il caso di notare come probabilmente sia più difficile descrivere questa sequenza che effettuarla; ricordiamo inoltre che il valore probatorio intrinseco del documento è quello assegnatogli dal C.A.D., mentre tutte le operazioni che abbiamo effettuato servono unicamente ad evitare che ci venga contestata una differenza tra il documento originariamente inviato e quello prodotto in giudizio.

In effetti vi sarebbe ancora un problema, ovvero la certificazione del passaggio dal nostro programma di posta al documento salvato, ma qui si può ovviare proprio perché, salvando il documento in una modalità che consenta di avere accesso completo alle sue caratteristiche (identificativo del messaggio, header, ecc. ecc.)  in caso di contestazione potremmo sempre richiedere o un esperimento giudiziale oppure una consulenza che ne accerti la validità e la possibilità di attribuire tale messaggio al soggetto che lo abbia inviato.

Anche se, puntualizziamo, una email normale non è un documento sottoscritto con una sottoscrizione autografa ovvero con qualcosa che per il C.A.D. sia assimilabile ad essa, posto che la c.d. “firma elettronica semplice” non è equiparata o equiparabile ad una sottoscrizione (autografa)!

Il discorso va ovviamente approfondito….

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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