Cloud Money

Discorrendo con un collega di cloud computing, si è finito, come al solito, a parlare di cose più terrene: l’aspetto economico che affligge le nostre aziende.

Da qui l’idea che esista un Cloud Economico, ossia una nuvola in cui sono racchiusi tutti i nostri compensi virtuali. Lavori eseguiti, consulenze effettuate, merce consegnata e … nella nuvoletta, assegni a babbo morto, promesse, fatture in giacenza, dilazioni, rate, e chi più ne ha più ne metta.

Il virtuale supera la realtà. E’ vero che siamo in un periodo di crisi ed a volte basta avere una commessa o un lavoro in corso che già ti rincuora, ma, purtroppo, anche il portafogli (e lo stomaco) ha bisogno di essere riempito.

Nulla da rimproverare ai lavoratori dipendenti che si lamentano di salari bassi e lavoro precario, ma un libero professionista o una piccola azienda quali certezze hanno con il loro lavoro?

Il cliente, da sempre, croce e delizia dell’imprenditore, oggi determina il buono o il cattivo andamento di un’azienda. Ed il cliente, si sa, va dove conviene, specialmente se le finanze sono poche e il denaro circola poco. Allora, ogni impresa cerca di mantenere i propri clienti, inventandosi  fidelizzazioni, offerte, scontistica mai vista, con l’unico risultato di innescare una guerra fra poveri a colpi di riduzione di margini di profitto.

Forse questa è un’analisi che vale per i piccoli imprenditori, quelli che non hanno grandi capitali familiari alle spalle, ma sono la grande maggioranza nel nostro paese, e specialmente al sud. Ogni giorno una battaglia e tanto tempo improduttivo, perso a cercare il cliente che non rispetta gli accordi. Scuse che si perpetuano nel tempo, giustificazioni che vanno dalla effettiva mancanza di denaro alla pura speculazione in nome di una crisi che anch’essa sembra essere molto spesso una entità virtuale. Certo è,  che telefonini e oggetti supertecnologici se ne distribuiscono a iosa, ma con prezzi sempre più bassi e margini sempre più sottili. La grande distribuzione che fa circolare i prodotti in vendita in varie location, assicurandosi buoni prezzi di acquisto e marketing di massa, la fa da padrona. Ma per quanto tempo ancora? Si arriverà ad una saturazione del mercato?

Ritorniamo, però, alla nostra nuvola, cloud money; lì ci sono tutti i pensieri degli artigiani, dei professionisti, di tutti quelli che lavorano di ingegno prima che con gli attrezzi del mestiere. Ovviamente sono i pensieri di quelli che il pane cercano di guadagnarselo con impegno, competenza ed onestà, degli altri non ne teniamo conto. Sono sotto gli occhi di tutti e, spesso e purtroppo, fanno invidia a tanti. Ma questa è un’altra storia!

Il ritornello è oramai sempre lo stesso: come va il lavoro? Ce n’è, ma il denaro scarseggia. Se c’è la passione per il proprio lavoro, si combatte, si rischia, si suda, si spera. Ma non basta. Un’impresa, animata da una qualsiasi o particolare ispirazione, comunque ha un’aspirazione di soddisfazione, che se anche non nell’interezza, ha un aspetto puramente economico.

E i bisogni fisici non sempre si possono soddisfare con soldi virtuali, o con promesse o con minacciate attività giudiziarie di recupero crediti. Purtroppo questa è realtà. E da sempre i conti si fanno con la realtà. Tanti anni fa si diceva che un’azienda per vivere ha bisogno di avere dei crediti. Certo una visione un po’ eterea dell’impresa, ma per anni ci abbiamo creduto e forse il concetto non era sbagliato. Oggi sembra che sia sparito anche quel fascino di fare impresa, e chi ci crede ancora, brancola un po’ confuso in questa grande nuvola del cloud money.

Su Vittorio D'Aversa

Consulente Tecnico Forense in materia Informatica.

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