Cinque rischi nell’adozione dell’Open Source

L’adozione di software Open Source in azienda offre dei vantaggi ma spesso incontra qualche obiezione. Nella maggior parte dei casi le obiezioni sono facilmente aggirabili, ma non è detto che l’adozione di software Open Source sia esente da rischi.

In realtà, più che rischi legati al software in sè dovremmo parlare di “comportamenti a rischio” per possono far naufragare un progetto di migrazione verso il modello Open Source.

Provo ad evidenziare cinque di questi comportamenti.

  1. Puntare solo al risparmio
    Se l’unico obiettivo nell’adozione di un software Open Source di un certo rilievo per l’azienda è il risparmio economico è opportuno fare bene i conti.
    Nella maggior parte dei casi il costo della licenza di un software Open Source è pari a zero, ma alcuni studi mostrano che il costo della licenza in genere corrisponde a circa il 10% del costo totale di possesso del software.
    Non che questo non rappresenti pur sempre un risparmio, ma cavalcare l’onda dell’entusiasmo esclusivamente perchè si introduce in azienda un software senza costi di licenza può portare a delusioni successive se non viene adeguatamente valutata la scelta del software.
  2. Mancanza di un’attenta analisi
    Prima di adottare un qualsiasi software è opportuno fare un’attenta analisi delle proprie esigenze ed una comparazione tra i prodotti candidati.
    A differenza della valutazione di un software proprietario, spesso guidata da una figura commerciale, quindi non sempre del tutto obiettiva, nel caso di software Open Source la selezione del software va fatta considerando alcuni ulteriori parametri come la diffusione del software, la consistenza e la dinamicità della sua community, i servizi di supporto disponibili, ecc.
    In mancanza di una corretta valutazione di questi parametri si rischia di trovarsi ad adottare un software che dopo qualche tempo potrebbe creare qualche problema.
  3. Fare a meno di intermediari IT
    Una delle caratteristiche del software Open Source è la sua facilità di reperimento. E’ facile scaricarlo da Internet e metterlo subito alla prova senza registrazioni, senza richiedere chiavi di attivazione o roba del genere.
    Questo potrebbe far pensare a prima vista che un’azienda può fare a meno di intermediari (venditori e consulenti) e gestire da sé le problematiche di installazione, configurazione ed anche eventualmente di sviluppo. Anche la risoluzione di problemi può essere fatta interagendo autonomamente sui forum.
    Questo è fattibile, a patto di averne le competenze. In caso contrario, l’apparente semplicità iniziale potrebbe trasformarsi in un incubo.
  4. Fare un fork personale
    Una delle tentazioni che potrebbero venire avendo a disposizione i sorgenti è quella di fare qualche personalizzazione.
    La cosa è del tutto legittima e, rispetto al caso del software proprietario, l’azienda non è vincolata a rivolgersi a chi ha sviluppato il prodotto. Può farlo autonomamente, se ne ha le capacità, o affidarlo ad un consulente di sua fiducia.
    Il rischio che si corre, in questi casi, è di creare quello che comunemente si chiama un fork del progetto originario, cioè un software derivato che, se non gestito opportunamente, rischia però di proseguire per una strada diversa da quella del progetto principale.
    Se il progetto derivato diventa indipendente dal progetto originario, ad esempio non pubblicando le modifiche, si rischia di non poter usufruire degli aggiornamenti messi a disposizione dalla community, quindi di sminuire il valore intrinseco del modello Open Source.
  5. Violazione della licenza
    Anche se le licenze Open Source offrono molta più libertà di quelle proprietarie, ci sono sempre dei vincoli da rispettare ed occorrerebbe leggerle e comprenderle per bene prima di utilizzare il software.
    Può capitare, ad esempio, che una software house utilizzi un software Open Source all’interno di un prodotto proprietario. E’ opportuno verificare se la specifica licenza lo consente.
    Anche mettere insieme più software Open Source per crearne un altro con licenza Open Source può creare problemi, in quanto esistono delle incompatibilità tra le diverse licenze o tra versioni diverse della stessa licenza che possono di fatto impedirne la coesistenza all’interno di uno stesso software.

Naturalmente queste considerazioni sono da calare nel contesto specifico dell’azienda e del software da adottare.

La regola di fondo, in realtà indipendente dal modello Open Source, è che la scelta di un software rilevante per l’azienda va valutata attentamente e con competenza senza farsi trascinare da facili entusiasmi e pregiudizi.

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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