Cinque obiezioni all’Open Source

Nel considerare l’adozione di un software Open Source di una certa rilevanza aziendale emergono spesso delle obiezioni da parte dei responsabili IT o da chi deve prendere la decisione finale.

Nella maggior parte dei casi queste obiezioni si ripetono e possono essere riassunte in cinque punti.

  1. E’ gratis, quindi di scarsa qualità
    Il fatto che la maggior parte del software Open Source può essere ottenuto gratuitamente e la difficoltà nel comprendere un modello di business diverso da quello basato sulla vendita di licenze ha fatto diffondere il falso pregiudizio che la qualità del software Open Source possa essere scarsa.
    I fatti dimostrano invece che nella maggior parte dei casi la qualità del software Open Source è all’altezza di quello proprietario, quando non superiore.
    Anche se questa considerazione era molto più diffusa fino a qualche anno fa, non è così raro che qualcuno vi si appelli…
  2. E’ difficile cambiare le abitudini degli utenti
    Nel migrare da una soluzione proprietaria ad una Open Source spesso si sente questa obiezione. L’abitudine ad utilizzare un software conosciuto dovrebbe rendere difficile il passaggio ad un software Open Source equivalente.
    Anche se non è semplice cambiare le abitudini di lavoro, bisogna dire che il problema non riguarda esclusivamente il software Open Source. La stessa considerazione vale per qualsiasi migrazione di software, talvolta anche anche tra una release e l’altra di uno stesso software.
    Tra l’altro le abitudini di lavoro possono cambiare anche per esigenze organizzative o per altri motivi, senza contare che talvolta gli utenti si adattano al nuovo meglio di quanto si credi.
  3. Chi mi fornisce l’assistenza?
    Questo è uno dei motivi che principalmente frena l’adozione del software Open Source in azienda. Non avere un referente a cui rivolgersi in caso di problemi è uno dei punti critici dal punto di vista aziendale. Rivolgersi direttamente alla community e ai forum di discussione richiede competenze tecniche che l’azienda può non avere ed in ogni caso non si hanno garanzie sull’ottenimento di risposte e sui tempi.
    In realtà, la situazione attuale è molto diversa da quella di alcuni anni fa. Diversi progetti Open Source sono portati avanti da aziende che offrono supporto e servizi professionali così come avviene per il software proprietario.
    Anche quando il progetto non è portato avanti da un’azienda, per la maggior parte dei progetti  attivi esistono consulenti e aziende che mettono a disposizione le loro competenze per fornire un supporto tecnico adeguato.
  4. Il marchio del produttore è una garanzia
    Una obiezione, spesso non direttamente confessata, alla migrazione da un software proprietario ad uno Open Source è rappresentata dal fatto di dover abbandonare un marchio noto per affidarsi ad un fornitore anonimo.
    Questa la dice lunga sugli effetti della pubblicità e mette in luce la mancanza di coraggio e talvolta anche di competenze nella valutazione di un software da parte di responsabili IT che vedono nel marchio noto un alibi per le loro scelte.
    In altre parole, se il responsabile IT sceglie un prodotto di un fornitore blasonato e qualcosa va storto, può sempre dire di non aver fatto una scelta avventata in quanto si era rivolto al top dei produttori.
    Ma cosa dire se si sceglie un prodotto anonimo e viene fuori qualche problema?
  5. C’è troppa offerta e scarsa documentazione
    La selezione di un software Open Source è, in linea di massima, più impegnativa della selezione di software proprietario.
    E’ facile disorientarsi di fronte a numerose soluzioni alternative, talvolta l’una il fork dell’altra. Inoltre, spesso le community che gestiscono il progetto non badano troppo al marketing preferendo concentrarsi sugli aspetti tecnici. A questo si aggiunge poi il fatto che talvolta la documentazione è assente o molto lacunosa e ciò crea un senso di poca professionalità.
    C’è da dire che le cose stanno cambiando e sono diversi i software Open Source che cominciano ad essere gestiti in un’ottica più di prodotto che di progetto.
    In ogni caso, fare affidamento su un consulente per colmare le lacune informative di un progetto Open Source spesso è molto più utile di mille brochure.

Esistono certamente altre obiezioni all’adozione di un software Open Source che nascono nel confronto specifico tra due prodotti, ma in linea di massima queste sono le obiezioni più comuni rilevate sia personalmente che nel confrontro tra colleghi.

Siamo in una fase di transizione, sia da parte del mondo Open Source che da parte delle aziende-utenti. E’ proprio in queste fasi che il ruolo del consulente risulta fondamentale.

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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