Cenni di aspetti sostanziali del diritto delle nuove tecnologie

La diffusione dell’informatica e della telematica ha posto lo studioso del diritto dinanzi a questioni che, nel corso degli anni, hanno evidenziato tutta la loro rilevanza giuridica, a volte mettendo in crisi alcuni assiomi, principalmente legati ad un concetto di territorialità del diritto (e della giurisdizione), destinati ad essere travolti dal sempre crescente affievolimento dei confini “virtuali” che caratterizzano il nuovo villaggio globale telematico.

Concetti come “smaterializzazione” e “virtualizzazione” stanno entrando nel patrimonio lessicale comune, caratterizzando molti aspetti della vita del singolo, da quello lavorativo – si pensi, per il mondo forense, al c.d. processo telematico che smaterializza i documenti e virtualizza l’attività del professionista evitando che lo stesso, in talune occasioni, si rechi fisicamente presso il Tribunale per compiere attività connesse al mandato difensivo – a quello delle relazioni interpersonali – il social network rappresenta, oggi, un modo di condividere conoscenze che non implica necessariamente l’incontro fisico tra soggetti che dette conoscenze condividono anche sui luoghi virtuali della rete.

Com’era facile prevedere, e come la cronaca sta dimostrando, il villaggio globale virtuale finisce per replicare problematiche prima relegate allo stretto ambito interpersonale, di fatto ponendo l’operatore del diritto dinanzi a questioni giuridiche sempre più inidonee ad essere risolte mediante applicazioni più o meno analogiche o estensive di istituti nati e perfezionati nell’ormai ristretto ambito del mondo fisico.

Ciò a maggior ragione quando le questioni riguardano comportamenti penalmente rilevanti, posto che la stretta legalità rappresenta – e deve rappresentare, in un ordinamento basato sulla certezza del diritto – un canone impermeabile ad interpretazioni non rigorosamente connesse al lessico delle norme incriminatrici.

L’offesa, un tempo caratterizzata dalla parola detta o scritta, dalla materialità del documento o dalla sonorità della voce, oggi può concretarsi in una frase fisicamente intangibile ma presente nel mondo virtuale (un social network, ad esempio la “bacheca” di Facebook).

Il falso, in un documento che è solo sequenza di bit.

L’aggressione ai presidi posti a tutela della propria riservatezza nella illecita detenzione e digitazione di codici alfanumerici idonei a superare le barriere logiche che quei presidi rappresentano; la violazione del diritto d’autore in informazioni idonee allo scambio ed alla condivisione di opere cinematografiche, musicali, fotografiche.

Immaginabili le conseguenze sulla “dimensione” dell’illecito: la limitatezza del pregiudizio all’onore o alla reputazione di una persona – caratterizzante l’offesa percepibile da un numero limitato di ascoltatori o lettori del mondo reale, fisicamente ben limitato – tende a dissolvere i propri confini nel villaggio globale virtuale, potenzialmente accessibile ad un grandissimo numero di persone, cosicché la percezione del contenuto ingiurioso o diffamatorio travalica i confini dei singoli Stati per diventare patrimonio comune di grandi comunità.

Forme di violazione del diritto d’autore – un tempo relegate alla registrazione del disco “vinile” su improbabili cassette destinate a rapida usura – risultano agevolate e incredibilmente velocizzate da forme di condivisione – c.d. peer to peer – idonee a consentire l’annullamento dei confini, mediante una semplice ricerca testuale, su software predisposti per la creazione di piattaforme virtuali sulle quali, in termini di parità, si consente lo scambio di file audio, video, fotografici, multimediali.

Il tutto, ancora una volta, prescindendo dal supporto fisico – la “musicassetta” ma oggi finanche il CD o il DVD – stante la possibilità di storage dei film o di intere raccolte di cd su hard disk sempre più capienti ed idonei alla connessione diretta come strumenti di riproduzione audio o video.

La massima espressione della smaterializzazione dell’opera d’arte si rinviene, oggi, in forme di fruizione esclusivamente on line dell’opera stessa: il caso di youtube è emblematico, come quello di server che consentono la visione in streaming di film o trasmissioni televisive.

La rilevanza giuridica, anche di natura civilistica, di tali condotte è già oggetto di accertamento giudiziario, come dimostrano recenti decisioni in materia di violazioni del diritto d’autore consistenti nella pubblicazione on line di trasmissioni televisive i cui diritti di sfruttamento economico sono riservati ai legittimi titolari degli stessi (vedi l’ordinanza del Tribunale di Roma dell’11 febbraio 2010 Youtube LLC.,Google INC.,Google Uk LTD c/ Reti televisive italiane S.p.A. in Diritto dell’informazione e dell’informatica 2/2010 pagg. 275 ss. nonché Tribunale di Roma 2 marzo 2009, RTI c/ RCS quotidiani S.p.A. in Diritto dell’informazione e dell’informatica, 3/2009, pagg. 521 ss.)

I Giudici cominciano ad occuparsi anche della rilevanza giuridica dei contributi amatoriali, anch’essi pubblicati su piattaforme di condivisione e in taluni casi fortemente lesivi della dignità personale: si pensi alle recenti vicende riguardanti il fornitore di contenuti “Google” per aver ospitato, sui propri server, immagini video amatoriali riguardanti le condizioni fisiche di un portatore di handicap.

Tradizionali espressioni di comportamenti giuridicamente rilevanti si affiancano ad aggressioni di beni giuridici inconcepibili fino a qualche decennio fa: il sistema informatico o telematico diviene possibile oggetto materiale di condotte finalizzate alla sua violazione, ancora oggi, sin dal 1993, sistemate nel tradizionale “domicilio” che, da luogo fisico di espressione della personalità dell’individuo, diviene luogo virtuale dei suoi impegni anche lavorativi (si veda la norma dell’articolo 615 ter c.p.).

La condotta, anche in questo caso, si smaterializza e la violazione – prima consistente nel fisico introdursi o trattenersi nell’abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi – si sostanzia nella informazione, nella digitazione di codici alfanumerici idonei ad essere interpretati, dal sistema informatico, come “credenziali di autenticazione” e come tali chiavi d’accesso al luogo virtuale – un sito web, ad esempio – nel quale si esplica la vita di una persona, sia essa lavorativa – si pensi a forme di studio legale virtuale caratterizzate dalla presenza, on line, di database di clienti consultabili dal professionista da remoto – ovvero ludica – un sito web contenente opere fotografiche o musicali.

Identico discorso riguarda la possibile captazione – in una rete lan aziendale – di dati riservati contenuti in “cartelle non condivise” ovvero nell’apprensione di informazioni, da parte dell’operatore del terminale, dallo stesso non conoscibili in quanto riservate a soggetti operanti su “livelli” diversi della struttura informatica del database.

All’esame della giurisprudenza di legittimità e di merito il caso di un accesso a dati riservati inizialmente contenuti in area protetta e successivamente trascinati, senza il concorso dell’imputato, nell’area comune di un server aziendale, escludendo la configurabilità del reato di cui all’articolo 615 ter cp. (Cassazione penale, sez. V n. 6459/2007, in Diritto dell’Internet, 6/2007, pagg. 593 ss con commento di S. Aterno) nonché quello dell’impiegato dell’Agenzia delle Entrate che accede e si intrattiene nel sistema informatico per pochi secondi e per finalità diverse rispetto a quelle per cui vale la sua autorizzazione, in particolare per prendere visione di soli dati anagrafici di pubblica conoscenza e conoscibilità, per il quale il GUP del Tribunale di Nola, nella sentenza n. 488/2007 (in Diritto dell’Internet, 4/2008, pagg. 365 ss. con commento di Giovanni Garbagnati) ha escluso la configurabilità del reato di cui all’articolo 615 ter c.p. per mancanza dell’elemento psicologico.

La virtualità ha assunto, nei tempi più recenti, tale importanza da porre il problema della rilevanza giuridica di condotte che nulla hanno che vedere con la realtà, come accade nel caso di comportamenti posti in essere da “avatar” nei mondi virtuali (ad esempio, second life).

Un caso è stato esaminato dal Tribunal de Grande Instance de Paris che, con decisione del 2 luglio 2007 ha escluso “la responsabilità del content ed hosting provider per i contenuti illeciti fruibili attraverso il proprio sito web costituente un meta-mondo dove persone si relazionano attraverso identità virtuali (c.d. avatar), qualora non vi sia la prova sul suo apporto causale alla divulgazione di materiale pornografico o sulla sua reale conoscenza del contenuto illecito del medesimo materiale” (In Diritto dell’Internet, 1/2008, pagg. 39 ss. con commento di Nicola Lombardi).

Le nuove frontiere di Internet (il c.d. web 2.0) rappresentano la logica evoluzione di un fenomeno che – in quanto sempre più villaggio globale – non può arrestarsi a forme passive di fruizione dei contenuti, coinvolgendo tutti coloro che possono e vogliono comportarsi da protagonisti attivi della creazione, dello scambio, della condivisione di contributi, per tali intendendo non soltanto le manifestazioni del pensiero (si pensi, ad esempio, ad un blog) ma anche le opere dell’ingegno e le creazioni artistiche (un software messo a disposizione per il download, un album di fotografie su flickr, una raccolta di musiche su myspace).

Sono questi nuovi comportamenti che fanno nascere nuove figure professionali (il provider nelle diverse accezioni), nuove forme di tutela delle creazioni intellettuali (le licenze creative commons ovvero open source) nuovi problemi giuridici e nuove forme di responsabilità (dal fornitore di spazio web al blogger, dalla violazione di copyright all’utilizzo di opere in difformità delle licenze di ultima generazione).

Di questo, nelle forme rigorose del rito e della procedura, dovrà occuparsi l’operatore del diritto.

Su Rodolfo Giometti

Ingegnere informatico libero professionista ed esperto GNU/Linux offre supporto per: - device drivers; - sistemi embedded; - sviluppo applicazioni industriali per controllo automatico e monitoraggio remoto; - corsi di formazione dedicati. Manutentore del progetto LinuxPPS (il sottosistema Pulse Per Second di Linux) contribuisce attivamente allo sviluppo del kernel Linux con diverse patch riguardanti varie applicazioni del kernel e dispositivi (switch, fisici di rete, RTC, USB, I2C, network, ecc.). Nei 15+ anni di esperienza su Linux ha lavorato con le piattaforme x86, ARM, MIPS & PowerPC.

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