Professionisti & Consulenti ICT - Italia

Il portale dei Professionisti & Consulenti ICT Italiani! Leggi tutto »

 

Category Archives: Rapporti di lavoro

Il contratto Co.Co.Pro stroncato

Nel 2012 ho lavorato per circa 10 giorni come consulente ICT presso una grande azienda a Roma.

Avevo un contratto di un anno co.co.pro. con un’azienda della sicilia con una sede volante anche su Roma. Dopo 10 giorni mi hanno stroncato il contratto e mi hanno detto di non presentarmi più.

Dopo questa esperienza non ho trovato più lavoro nell’informatica: solo qualche colloquio saltuario e nessuna concretezza. Possibile che abbia subito un danno da questa breve esperienza?

Conflitto di interessi

Avrei bisogno di un’informazione inerente il “conflitto di interessi”.

Lo scenario è questo, ho P.IVA aperta con regime dei minimi come consulente informatico e realizzazione siti web, dopo circa un anno mi ha assunto una società informatica come apprendista.

C’è conflitto di interessi? Sostanzialmente il campo d’azione è lo stesso.

Altra annotazione è che la P.IVA è aperta in un’altra regione e sostanzialmente i lavori che effettuo non sono sullo stesso territorio e comunque si riferiscono a clienti che avevo prima dell’assunzione.

Outsourcing e art. 2112

L’azienda per cui lavoro vuole dare in outsourcing una parte del suo IT di cui faccio parte (4 persone in tutto), ci deve ricollocare in altri settori o può mandarci via? Nel caso ci spetta un indennità?

Essendo un servizio privo di autonomia economica siamo di fronte ad una chiara violazione dell’art. 2112 e della direttiva CEE 77/187?

Rapporto tra Azienda, Professionista e Cliente Finale

L’azienda AZ, a seguito di un preventivo di spesa, ottiene dal cliente finale CF il mandato di eseguire un certo lavoro di carattere professionale (lavoro di intelletto). L’azienda AZ, a sua volta, commissiona in subappalto ad un professionista PR il lavoro, cedendoglielo ad un prezzo a corpo.

Dopo qualche tempo PR si accorge che il lavoro non può essere svolto nei tempi e nei termini che AZ aveva preventivato al cliente finale CF e quindi PR avvisa AZ di tali problematiche di natura tecnica. Il motivo è da imputare ad una sottovalutazione del lavoro da parte di AZ.

Nonostante gli avvertimenti di PR l’azienda AZ non vuole sentire ragione ed insiste affinchè il lavoro venga comunque svolto anche parzialmente o impiegando metodologie non propriamente corrette… questo per evitare di perdere la commessa.

Dopo qualche mese, il progetto fallisce ed il lavoro non viene ultimato per i motivi di cui sopra.

AZ si rifiuta di pagare il compenso pattuito a PR e gli chiede addirittura i danni perchè sostiene arbitrariamente che CF si sia lamentato dell’operato di PR.

La mia domanda, a questo punto, è: PR può contattare direttamente CF per avere chiarimenti sulle lamentele avanzate da AZ? E come può PR farsi pagare quanto concordato?

C’è un inquadramento minimo per essere ADS?

Sono Responsabile IT presso un azienda di franchising con circa 60 negozi come network e 3 sedi degli uffici. Trattiamo anche dati sensibili dei nostri clienti (dati clinici).

Sono attualmente inquadrato come I livello del Contratto nazionale del commercio. Dovrei firmare tutte le lettere di incarico per i negozi e per le sedi ma vorrei capire se c’è un inquadramento minimo per essere ADS visto le responsabilità legate alla figura.

Le responsabilità civili e penali per il consulente forense

Quali sono o potrebbe essere le responsabilità civili e penali per il consulente, sia del PM che della parte chiamata in causa, per una eventuale analisi forense contenente errori o eseguita non a regola d’arte?

Escluso naturalmente il dolo, ovvero il piegare a proprio vantaggio la verità, quale grado assumono la competenza, le procedure e i mezzi di analisi nella responsabilità personale del consulente?

In parole povere, la parte citata in giudizio può rivalersi (e viceversa dal PM) sul perito per quanto egli presenta, se emergono incapacità nell’eseguire professionalmente un’analisi forense a lui delegata e che per incompetenza o altro è stata superficiale e/o sbrigativa? Oppure ognuno porta avanti la sua tesi sostenuta dalle perizie di parte e poi il giudizio in aula è l’unico atto che decide quale tesi sia più coerente con la realtà dei fatti, senza responsabilità alcuna per i consulenti chiamati a redigere le varie relazioni?

Amministratore di Sistema di fatto: cosa fare?

Sono un dipendente di pubblica amministrazione a tempo indeterminato inquadrato come tecnico programmatore ma  svolgo un’attività da amministratore di sistema. Siccome in azienda è scoppiata una vera e propria “guerra” per la nomina ad amministratore di sistema (ADS) avrei qualche domanda a riguardo.

Immagino che l’azienda per alcuni punti sia fuori norma e vorrei sapere quindi come tutelarmi.

Abbiamo avuto un incontro con un avvocato nel corso del quale si è detto che l’incarico doveva essere accettato se un dipendente, anche se non inquadrato come AdS, svolgeva tali compiti: e questo capisco che abbia una sua logica.

I miei dubbi sono:

  • cosa devo fare quando noto una situazione anomala o fuori legge?
  • come faccio a capire se una situazione è anomala o fuori legge (non avendo studiato giurisprudenza trovo difficile interpretare le norme)?
  • posso rifiutarmi di svolgere l’attività di AdS?
  • se mi rifiuto di fare l’AdS e il mio superiore mi “minaccia” che mi sposterà di ufficio se non accetto cosa posso fare?

Direi prima di tutto che questa persona svolga ANCHE l’attività di AdS, oltre a quella propria di competenza. Inoltre andrebbe precisato che se si parla  di pubblica amministrazione non è una azienda.

Per tutelarsi, alla fine, è sufficiente inviare una nota (meglio se per raccomandata oppure per posta certificata) ove si fanno presente, in maniera articolata, precisa e documentata, tutte le magagne, precisando che ovviamente il soggetto che scrive non si assume alcuna responsabilità qualora non venga messo in grado di operare correttamente.

Consegnare un lavoro con il verbale di consegna

Ho da poco aperto la P.IVA e vorrei sapere se è necessario o comunque buona norma consegnare i lavori con un verbale di consegna.

Si puo avere un fac-simile?

Allora, il discorso da fare sarebbe lungo… prima di tutto occorre inquadrare il rapporto, che dovrebbe essere riconducibile al contratto d’opera, anche se “spostato” verso la prestazione d’opera intellettuale, fermo restando che se sviluppa software/applicazioni di qualunque tipo occorre fare riferimento anche alla Legge n.633/1941 sul diritto d’autore.

il contratto d’opera è quello attraverso il quale una persona si obbliga a compiere un’opera o un servizio a fronte di un corrispettivo, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione verso il committente.(art. 2222 c.c.).

L’elemento che consente di distinguere il contratto d’opera dall’appalto è dato dal fatto che l’opera o il servizio è compiuto con lavoro prevalentemente proprio, in quanto non è necessaria quella complessa organizzazione di mezzi ed attività che è propria dell’appalto.

Rapporti con i clienti: mancato pagamento

Ho avuto un problema con un cliente, ovvero, mi avevo commissionato un lavoro che era tutt’altro quello poi realizzato, dove avevo pattuito una cifra ed una tempistica, ma ovviamente il lavoro si è ampliato notevolmente (circa 5 mesi di lavoro non continuativo anziché un mese iniziale), del quale il mio cliente non mi riconosce nulla, perché a suo dire non funzionante (per inciso è online su un sito di un istituzione bancaria molto nota) e quindi non ha voluto pagarmi, io mi sto rivolgendo ad uno studio legale per farmi pagare, ma quali sono le complicazioni di una tale azione (il cliente se lo perdo non mi interessa), in pratica voglio evitare di pagare uno studio legale a vuoto.

Prima di tutto, se il sito e on line, fai fare una perizia di parte approfondita a qualcuno che conosca bene il web, e vedi “cosa” riesci a tirar fuori dall’esterno; puoi anche farla direttamente tu se ne hai le capacità ma tieni presente che in un eventuale giudizio dovrai poi trovare qualcuno che “metta la firma” al posto tuo.

In secondo luogo, poiche molto probabilmente si tratta di una creazione tutelata dalla legge n°633/1941 sul diritto d’autore, potresti (anzi direi dovresti onde evitare che sparisca il tuo lavoro) richiedere giudizialmente quella che si chiama “descrizione del sito”, che in molti casi il Tribunale concede inaudita altera parte, ovvero senza che la controparte si possa opporre, proprio perche serve solamente a descrivere la situazione.

Una volta acquisita questa descrizione, sarai sicuro di avere gli elementi per dimostrare quello che chiedi (in quanto il tuo lavoro sarà stato reso inalterabile dall’opera del CTU). Ricorda che in linea di massima la questione e di competenza del Tribunale dove ha sede la Corte d’Appello della tua regione, in quanto si tratta di materia coperta dal diritto d’autore. Tra l’altro ti conviene instaurare la questione in questo senso, perche portare avanti una “normale” causa per contratto d’opera ti fornisce meno strumenti giuridici.

Diritto allo studio

Quest’anno ho deciso di iscrivermi all’università pur essendo dipendente, di conseguenza vorrei sfruttare le ore studio previste. Cosa dovrei presentare all’azienda e in quali termini?

 Il c.d. diritto allo studio è previsto dall’art. 6 della legge n.53/2000, qui di seguito riportato:


Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città.


CAPO II – Congedi parentali, familiari e formativi


Articolo 6 – Congedi per la formazione continua


Testo in vigore dal 28 marzo 2000

1. I lavoratori, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l’arco della vita, per accrescere conoscenze e competenze professionali. Lo Stato, le regioni e gli enti locali assicurano un’offerta formativa articolata sul territorio e, ove necessario, integrata, accreditata secondo le disposizioni dell’ articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, e del relativo regolamento di attuazione. L’offerta formativa deve consentire percorsi personalizzati, certificati e riconosciuti come crediti formativi in ambito nazionale ed europeo.
La formazione può corrispondere ad autonoma scelta del lavoratore ovvero essere predisposta dall’azienda, attraverso i piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali in coerenza con quanto previsto dal citato
articolo 17 della legge n. 196 del 1997, e successive modificazioni.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi