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Category Archives: Consigli per lavorare

Trasmissione telematica degli atti e Fattura Elettronica

Dopo l’obbligo di emissione della Fattura Elettronica verso la PA, a partire dal 30 giugno 2014 è scattato l’obbligo del deposito degli atti di qualsiasi procedimento civile esclusivamente attraverso la trasmissione telematica. Tale onere coinvolge anche gli ausiliari dei giudici, ivi compresi i professionisti tecnici che svolgono attività di CTU. È il Ministero della giustizia a comunicarlo a Ingegneri, Architetti, Geometri, Periti industriali, Agronomi e Agrotecnici con una circolare del 6 giugno scorso.

Per procedere alla trasmissione degli atti per via telematica, il CTU deve essere iscritto al Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (Reginde) con il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

Il Registro degli indirizzi elettronici è stato istituito dal decreto 21 febbraio 2011, n. 44. Esso impone, oltre all’inserimento dell’indirizzo PEC, che il professionista tecnico indichi anche i propri dati identificativi.

I professionisti che esercitano attività di CTU, si legge nella circolare, possono essere registrati anche se non dotati di indirizzo di PEC: in tal caso essi potranno fruire solo del servizio di consultazione ma non dei servizi di deposito e comunicazione telematica.

Senza la registrazione non sarà possibile, per i CTU interessati, adempiere all’incarico eventualmente assunto con le conseguenze processuali del caso.

Indagine sulle tariffe dell’ICT

Chi sta per iniziare l’avventura del libero professionista, tra le varie cose a cui pensare, una delle più sofferte è senz’altro quella relativa alla tariffa da applicare.

Esistono diverse metodologie da usare per stabilire una tariffa:

  • rivolgersi ad uno o più colleghi che già fanno il nostro stesso lavoro;
  • rivolgersi ad un ordine di appartenenza (per chi ce l’ha);
  • provare a cercare in rete o in qualche mail list.

queste però o si basano su elementi non oggettivi o su un gruppo molto ristretto di casi. Ebbene, con questo mio articolo, sfruttando il nostro Elenco dei Professionisti e Consulenti ICT voglio cercare di dare una idea un po’ più chiara su come sono dislocate le tariffe dell’ICT sul territorio italiano.

Quanto vale una consulenza?

Spesso mi è capitato di sentire la frase:

«Accidenti! Tutti quei soldi per un lavoretto di pochi minuti?».

Questo accade quando non si capisce (o non si vuol capire) il valore del lavoro degli altri e si tende a sottovalutare la prestazione di un professionista (consulente o no). Purtroppo questa sottovalutazione avviene molto spesso e, per chi inizia a fare la libera professione, molte volte si rivela in un vero e proprio sfruttamento di ottime competenze a buon mercato.

Per darvi un’idea sul come comportarvi vi dirò che, nel mio caso, quando mi sento dire la fatidica frase riportata qui sopra, inizio a raccontare una parabola

Astensione e ricusazione del CTU

In questo mio articolo dicevo come diventare CTU del tribunale, ma, uno dei motivi di mia enorme frustrazione, era il fatto che credevo che un CTU non potesse rifiutare un incarico!

Ma poi ho scoperto che non è del tutto vero…

CTU: come ti calcolo la parcella

Mi sono imbattuto in un interessante programmino che permette di calcolare la parcella di un CTU secondo le vigenti normative: Legge 08/07/1980 n°319DM 30/05/2002.

Basta andare sul sito degli Ingegneri Romani e cliccare su «CTU» nel menu «Tematiche» (purtroppo non posso dare il link diretto poiché trattasi di un menu implementato in java). Una volta fatto il click, nella pagina centrale appare il link al «Foglio di Calcolo». Basta riempire le caselline et voilà, il calcolo è fatto!

Una volta calcolato l’importo, se siete ingegneri iscritti all’Ordine, potete cliccare sul link per il «Calcolo della Parcella» (in alto nella pagina) per vedere come si compone una parcella dato un certo importo.

 

Lo Studio di Fattibilità

Molto spesso ci troviamo a dover fare dei preventivi di spesa per dei lavori che ci vengono offerti.

In alcuni casi, e per lavori standard e/o ripetitivi, la cosa è abbastanza semplice (per lo più quando si ha anche un po’ di esperienza alle spalle), ma in molti casi, e sopratutto per lavori molto grossi, la faccenda si complica e fare quella stima non è per niente banale.

Se dipendesse da noi la risposta sarebbe sempre quella di fare il lavoro a «consuntivo», ma i nostri committenti molto spesso non ci sentono da quell’orecchio e spingono per ottenere un «preventivo» (sbagliando perché nella maggior parte dei casi risparmierebbero, lo dico per esperienza personale :).

Che fare?

Ok, innanzi tutto nessun «panico da stima», poi, prima di rispondere la questa domanda, lasciatemi precisare cosa si intende per «lavoro a consuntivo» e per «lavoro a preventivo» (magari non è chiaro a tutti).

Un lavoro a consuntivo è un lavoro che voi eseguite e, mentre lo fate, vi tenete conto del tempo che impiegate e, alla fine, vi farete pagare in maniera proporzionale secondo una retribuzione oraria o giornaliera che avrete stabilito all’inizio col committente. Mentre, un lavoro a preventivo è un lavoro che, indipendentemente dal tempo necessario per svolgerlo, vi verrà restribuito con una certa cifra fissa, anch’essa concordata all’inizio col committente.

E’ ovvio che nel caso di un consulente che ha poca esperienza alle spalle, riuscire a quantificare quanto tempo ci vorrà per effettuare un dato lavoro non e una operazione banale; ma non preoccupatevi, se la cosa vi può consolare non lo è neppure per uno «navigato»! Fatte salve, ovviamente, alcune eccezioni. Infatti vi accorgerete ben presto che in alcuni casi è abbastanza facile fare quella stima temporale con un buon margine di errore.

Al momento però ci troviamo nel dilemma di non poter quantificare quella quantità temporale; come fare? Semplice, proponendo al vostro cliente uno «Studio di Fattibilità».

Lo studio di fattibilità non è altro che un lavoro preliminare che noi proponiamo al committente per poter quantificare e/o stimare quanto tempo e/o risorse dovremmo impiegare per fare il lavoro che ci è stato richiesto. Naturalmente lo studio di fattibilità non si fa gratuitamente, ma ci se lo fa pagare ad una tariffa ridotta.

Perché offrire lo studio di fattibilità ad un cliente? Semplice perché altrimenti dovrete necessariamente scegliere tra fare una stima molto abbondante del tempo necessario per fare il lavoro richiesto oppure rifiutare il lavoro del tutto.

Una regola abbastanza condivisa tra i consulenti per fare la stima temporale è quella di farsi un’idea del tempo necessario per svolgere il lavoro, in un qualche modo, e poi moltiplicarla per 2 ed aggiungere in fine un ordine di grandezza. Esempio: stimate 1 ora? Bene dite 2 giorni. Stimate 2 giorni? Dite 4 settimane; e così via. Sembra esagerato ma non lo è perché ci dovete conteggiare tutto ciò che vi può far ritardare nella consegna: malattie, rotture degli strumenti di lavoro e altre sfighe che, vi assicuro, capiteranno! :)

Lo studio di fattibilità invece è un ottimo strumento per poter dare una stima più seria del lavoro da fare al cliente il quale, seppur pagandovi un anticipo per un lavoro che ancora non avete fatto, si sentirà rassicurato da questa indagine. Infatti, molto spesso, grazie a questo studio possono uscire fuori una serie di osservazioni e/o suggerimenti che il vostro cliente potrà riutilizzare in futuro anche se il lavoro non ve lo dà più.

Contratto d’assistenza o Prestazione d’opera?

Caro cliente ti fidi di più dei consigli del tuo esperto consulente o del tuo amico d’infanzia che ha installato con successo un mouse USB?

Lo scenario culturale sta velocemente cambiando. Il cliente e’ sempre più attento al portafoglio e si fida sempre meno dei consigli degli esperti, con le nuove tecnologie sempre piu’ integrate e più  plug & play, il consulente sta diventando sempre più “gladiatore” di un’arena chiamata mercato.

Ci ritroviamo spesso con amici e colleghi a dibattere sul problema, ancora piu’ sentito in tempi di crisi, di come riportare la pagnotta a casa, di come assicuraci un introito costante e nel tempo che costituisca una solida base. I dibattiti si concludono sempre con la consolidata affermazione: “Tutto quello che viene in più e’ buono!”. E’ in questo frangente che nascono gli schieramenti. Da un lato i sostenitori del costruire una base solida formata per lo più da contratti d’assistenza obbligatoria con fortemente stringenti per il cliente, spesso scritti, passate il termine, in legaloide e dall’altra chi segue la strada del cliente come amico, compagno di crescita e che lo fidelizza intessendo stretti rapporti personali ancor prima che professionali.

Primo fronte

Ipotizziamo di costruire il 90% nostro fatturato sui contratti d’assistenza. A questo punto, chi ce lo fa’ fare di aggiornarci costantemente, di formarci, di crescere, in fondo quel che arriva basta per campare bene ed il resto e’ solo “in più”. Attenzione il contratto per quanto stringente e’ sempre recidibile. Il cliente paga al massimo un’annualità in più, ma poi lo chiude e noi perdiamo il nostro introito. In più essendo stato costretto a pagare quel di più, avrà una pessima opinione di noi e ci farà una pessima pubblicità. Su questo fronte possiamo fare contratti un po’ meno blindanti consentendo al cliente di recedere dal contratto senza penali e questo bel gesto può ripagare con un danno limitato in caso di recesso del contratto. Possiamo inoltre non accontentarci di quel che facciamo e modificare nel tempo i servizi che compongono quel 90% di base così da mantenere il cliente sempre sulla cresta dell’onda assieme a noi. Diversifichiamo l’offerta costruendo quella base su settori simili, ma non uguali per affrontare i diversi tipi crisi e criticità del mercato. Facciamo squadra.

Secondo fronte

Ma valutiamo anche l’altro fronte, ipotizzando che solo il 10% della nostra base deriva da contratti di assistenza stringenti e fissi. Il restante e’ stato costruito intessendo stretti rapporti umani con il cliente che, sfruttando sottili meccanismi psicologici, si stente “in dovere” di affidarsi a noi. Questo non gli impedisce di andar via in nessun modo, e nel momento che sente la sua fiducia mal riposta sicuramente fuggirà molto piu’ rapidamente  rispetto al caso precedente. Ma questo non e’ un punto del tutto a sfavore. Non sarà soddisfatto pienamente, ma neanche pienamente insoddisfatto, quindi non potrà parlare malissimo di noi, non potrà farci solo pessima pubblicità. Per il consulente, questo tipo di cliente, lo costringe ad un continuo lavoro di formazione, di evoluzione, di cura e costante presenza nella vita del cliente stesso. In sostanza comporta un forte dispendio di energie, ma consente anche di far capire le ragioni del nostro operare e rendere il cliente meno attaccabile dai venditori di fumo.

Come ci muoviamo

I saggi dicevano che “la virtù sta nel mezzo”. E’ nella ricerca di questo giusto mezzo che il consulente deve puntare i propri sforzi e le proprie energie. Da un lato deve fornire servizi e consulenze di alta qualità in continua e costante evoluzione seguendo le onde ed i flussi del mercato, le ultime tecnologie e le più brillanti invenzioni dei nostri tempi, dall’altro deve consolidare con piccoli contratti, magari indiretti – e’ il mio partner che fa’ il contratto d’assistenza, io ottengo il mio piccolo fee dal mio  partner direttamente – , la sua base di fatturato. Il consulente deve essere empatico nel capire il cliente nel suggerire velatamente il meglio per il suo bene, un mediatore tra domanda ed offerta, un saggio nella distribuzione di qualità e costi. Trasparente nei rapporti con i clienti ed i fornitori, deve poter provare con i numeri i propri risultati. Il cliente si accorge se state mentendo.

Concludendo, possiamo affermare che non esiste una ricetta, un processo, uno schema consolidato perfetto. Entrambi i tipi di scenario vanno bene. E’ il come vengono applicati, portati avanti e  sviluppati nel tempo che fa la differenza. Riflettiamo: “il cliente ha sempre l’ultima parola? cosa possiamo fare noi per far si che questa parole vada nella nostra stessa direzione? Come non vorremo essere trattati da un consulente o un fornitore?”

Rendere proficue le relazioni con il mercato

Diciamocelo sinceramente. Certi giorni vorreste semplicemente entrare dai clienti con un BFG9000[1].

Vi ritrovate sommersi da richieste ricorsive, ridondanti, inutili, che spesso non solo non condividete, ma che urlano al cielo la propria iniquità per il fine che si sta perseguendo nel progetto. E voi ne avete abbastanza. È capitato a tutti, almeno una volta nella propria vita professionale[2], e vi mentirei se dicessi che non capiterà più; si arriva alla fine di un progetto, e quale degno epilogo, il delivery di consuntivo (almeno quello mentale) mostra spesso come, per una ragione o per l’altra, si sarebbe guadagnato di più, andando a girare hamburger[3] dal vicino MacDo.

Per fortuna, come con la maggior parte dei problemi comuni, ci sono delle semplici linee guida che possiamo adottare per contribuire a far sì che il rapporto migliori, almeno in parte.

Premessa: Questo articoletto, che riprende e struttura opinioni altrui che condivido, esperienze che ho maturato, ed articoli presenti in rete in altre lingue che ho letto con interesse, non vuole in alcun modo essere una guida, né ha la pretesa di insegnare alcunché, è solo un commento strutturato che segue l’interessante thread nato su Linkedin in merito a costi e caratteristiche per un consulente IT che approccia il mercato.

Ho inserito come note finali tutte le manifestazioni di demenza che prima infestavano il testo, per tentare di salvarne almeno in parte la leggibilità… si perde un po’ della sagacia (e della modestia) che mic ontraddistinguono, ma mi immolo per la causa[4]. Augh. Ho detto!

Imprescindibile: Conosci il tuo ruolo

Ricorda che, tendenzialmente,  il cliente ne saprà sempre di più sulla propria impresa, sul proprio prodotto o servizio di te. Si presume che siano esperti in quello che fanno, il loro problema è che di solito non sanno spiegare bene le proprie esigenze o identificare e dettagliare i processi da strutturare. È qui che voi, come architetti dell’informazione, intervenite per aiutare.  Lo so, detto ora pare adattarsi poco a molti dei campi nei quali, magari, vi trovate ad operare, ma concedetemi ancora qualche paragrafo di attenzione:

PRIMO: Rem tene, verba sequentur.

I migliori consulenti che ho conosciuto sono molto esperti nel far uscire le informazioni già dagli incontri preliminari, e profondono molte energie, nella fase che precede i primi incontri, per accumulare più informazioni possibili sul cliente, la sua struttura ed il mercato di riferimento. Se vi pare una task inutile posso garantire che, nella mia esperienza, più preparato arrivi agli incontri preliminari, più “conosci la materia” (rem tene), il prodotto o servizio, il processo ed il contesto nel quale si svolge, maggiore sarà la percezione di valore che riuscirete a generare con le Vostre proposte (verba sequentur), ed in conseguenza di ciò, tutte le fasi successive vi vedranno in una posizione migliore per imporre con successo le convinzioni procedurali frutto dell’applicazione delle vostro competenze.

A corollario và detto che se il cliente ha una alta percezione di valore nei confronti della vostra professionalità, saranno estremamente agevolate anche tutte le fasi legate al lato economico, e quindi con ogni probabilità riuscirete a farvi pagare meglio, più velocemente e con tempi più ristretti (in realtà questa in Italia sta diventando più una lotteria che una scienza, ma mettersi nella condizione migliore non può che aiutare).

Prossima parte: “Se si cerca di accontentare tutti, non si farà piacere a nessuno”. Ovvero: come Pareto, con un teorema apparentemente frutto dell’abuso di droghe leggere, ha in realtà una precisione statistica allarmante.

Alla proXima, io parteciperò numeroso, e voi?

[1] Chi non l’ha capita corra ad installare Quake, subito! Poi tornate e continuate a leggere… ;-)

[2] Si, giuro, ho sentito dire da uno, che ha un cugino il cui fratello… che ne esistono altri tipi, di vita.

[3] ©2009 Calogero; Grazie.

[4] Così oltre ad essermi bruciato subito il ruolo di “serio professionista”, abbiamo messo in chiaro di non prendere troppo sul serio ed alla lettera quanto espresso. ;-P

La regola di Giometti

Un qualsiasi lavoro può avere solo due delle tre seguenti caratteristiche:

  1. economico,
  2. ben fatto,
  3. consegnato in tempi brevi.

Ogni qual volta andate da un cliente tenetela sempre ben in mente e, se serve, ditela anche al vostro cliente; perché sia ben chiaro che:

  • se vi chiede di spendere poco e di fare un bel lavoro, allora non glielo consegnerete subito, dovrà necessariamente aspettare i «vostri tempi»;
  • se invece vi chiedere di spendere poco e di fare in fretta, fategli presente che il lavoro non sarà svolto al meglio delle vostre possibilità; mentre
  • se vi chiede un lavoro ben fatto e di consegnare il prima possibile, beh, che non si aspetti di spendere poco! ;)

Il preavviso di notula

Ogni volta che dobbiamo presentare il conto per un lavoro appena finito la domanda è sempre quella: «quando verrò pagato?». Il problema sta infatti nel vizietto che molte aziende (non tutte per fortuna) hanno di non rispettare i termini di pagamento di una fattura, lasciandoci nella deprecata situazione di dover pagare IVA e tasse su dei soldi che ancora non abbiamo incassato! Infatti allo stato, quando emettiamo fattura, non interessa se il cliente ci ha pagato o no, lui i soldi li vuole, punto e basta (non so cosa sia cambiato ultimamente con le ultime leggi del governo in materia).

Però, un possibile escamotage per evitare di dover pagare su di un guadagno virtuale con dei soldi reali esiste, ed è quello di utilizzare il (santo subito) «preavviso di notula». Con questo documento ufficiale né più né meno come una fattura, i liberi professionisti possono richiedere la parcella senza dover pagare nulla fino all’emissione della fattura; la quale, ovviamente, verrà emessa a pagamento effettuato.

Da notare che un’azienda non può imporvi di emettere fattura se voi volete usare il preavviso di notula, la legge è dalla vostra! Dico questo perché è capitato che qualcuno ci provasse…

Purtroppo non sono un esperto in materia e mi devo fermare qui, ma invito chi ne sa più di me a contattarmi per concordare eventuali aggiunte e/o modifiche da apportare a questo mio articoletto che sono sicuro interessarà molte matricole (e non solo).

— Aggiornamento 26/05/2009

Raffaella Legittimo mi fa notare che «dal 27/04/2009 è entrata in vigore l’IVA per Cassa: per i titolari di partita Iva con un giro d’affari fino a 200 mila euro, in pratica, il pagamento dell’IVA all’Erario si potrà fare nel momento dell’effettiva riscossione del corrispettivo». Il problema però, credo, rimanga per quanto riguarda le tasse: con il preavviso di notula non si pagano…

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