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Category Archives: Rapporti con le Pubbliche Amministrazioni

Risparmio Digitale nella Pubblica Amministrazione

Il software libero per coniugare risparmio e prospettive lavorative  nella P. A.

Questo articolo può essere considerato una semplice premessa sulla “filosofia” dell’utilizzo del software libero (GNU-LINUX), la cui introduzione nella pubblica amministrazione comporterebbe un’enorme risparmio di somme alla luce anche della progressiva riduzione di fondi statali alle Amministrazioni Locali.

Il risparmio scaturisce dal mancato pagamento delle licenze d’uso che tutti i programmi su piattaforma Windows prevedono. Ad esempio la sola suite Office di Microsoft costa circa 300 euro a singola licenza e mi chiedo:

  1. Quanti uffici pubblici usano Office (anche per la sola video scrittura) ?
  2. Tutti i PC di enti pubblici hanno copia di Office con Licenza originale ?
  3. Quanto si risparmierebbe per ogni singolo PC sostituendo la suite Microsoft con la equivalente (OpenOffice della Sun) a licenza gratuita ?   

Gli unici costi da affrontare riguarderebbero la installazione e la manutenzione del software da parte del personale tecnico e si tratterebbe di soldi spesi per il territorio sotto forma di occupazione e non per rimpinguare le casse della Società di Redmond sotto forma di licenze.

La mia esperienza personale di amministratore pubblico per 15 anni mi permette di fare delle affermazioni reali e non ipotetiche: non tutte le postazioni informatiche dei vari Enti utilizzano software con Licenza regolare.

Quindi se per es. in un Comune dove “lavorano” 50 PC si dovesse installare la suite Office Microsoft (originale!!!), si dovrebbero spendere 20.000 euro (facilmente evitabili con la suite gratuita che potrebbe facilmente rimpiazzare con un minimo sforzo di adattamento la suite proprietaria). Questa ultima considerazione è ancora più realistica visto l’utilizzo che i vari uffici pubblici fanno della suite di Office automation: quasi esclusivamente video-scrittura e minima gestione di qualche foglio elettronico (Ufficio Ragioneria e/o similari).

Questo è solo un esempio !

Partendo da queste brevi e semplici considerazioni molte realtà e amministrazioni locali Italiane ed europee hanno già da tempo adottato le indicazioni della comunità europea e sono riuscite a realizzare progetti con notevole risparmio per la P.A.: esempio su tutte la Provincia Regionale di Bolzano (e di cui si consiglia la visione del filmato su YouTube ripreso dalla trasmissione Report della Rai http://www.youtube.com/watch?v=ITzX7zRgOkA) dal quale sono partito per la ideazione e prossima realizzazione del progetto nella nostra realtà locale.

In particolare a Bolzano hanno portato a conclusione il progetto FUSS (www.fuss.it).

Addirittura la Regione Umbria ha varato una legge Regionale nel 2006 per lo sviluppo del Software Libero nella pubblica amministrazione, la quale prevede finanziamenti per quelle realtà che voglio “investire” in questo settore.

A Gela un’altra bellissima iniziativa già operativa (http://www.isitutomajorana.it) che ha meritato gli onori della cronaca nel settore informatico: le video-guide realizzate dall’Ing. Antonio Cantaro (ideatore e manutentore del sito) sono state inserite nel sito ufficiale di OpenOffice.it.

La mia idea di progetto locale prevede:

  1. Comunicazione ai vari Enti Pubblici e Privati (Comuni-Associazioni-ONLUS) della esistenza di Sistemi operativi non proprietari con possibilità di riuso di PC considerati obsoleti.
  2. Comunicazione agli stessi della disponibilità a titolo gratuito di assistenza tecnica per il riuso dei suddetti PC “obsoleti”.
  3. Corsi di formazione per giovani “motivati” allo studio e apprendimento del software libero.
  4. Utilizzo di questi giovani “formati” da esperti del settore come Tutor per i dipendenti della P.A.
  5. Sostituzione e affrancamento progressivo dal Software proprietario (Micrososft ecc..) e da software houses mediante creazione di un Team (giovani formati) per la gestione delle Reti Informatiche dei vari Enti.

Ecco le varie fasi del progetto in dettaglio.

Da un sopralluogo nei vari uffici comunali sono stati censiti 50 PC di “ultima generazione” di cui 44 usano solo Word, solo 3 usano anche Excel, solo 2 hanno il CAD. Nei vari sottoscala sono “posteggiati” 15 PC (PIII 933-500 ecc.) con relativi monitor inutilizzati perchè considerati “vecchi”. Il Sindaco ha già autorizzato il loro riutilizzo.

In data 24.12.2009 la Regione Siciliana ha pubblicato un decreto per la cessione a titolo gratuito di materiale informatico non più in uso nei vari uffici (in tutto circa 100 pezzi tra PC, Monitor, Gruppi di continuità). L’ufficio Solidarietà del Comune, sotto mio sollecito, ha presentato istanza per avere 10 PC completi.

Nel frattempo sono stati selezionati alcuni (circa 10) giovani studenti delle Superiori “stimolati” dal progetto che mi aiuteranno materialmente nello smontaggio e riassemblaggio dei PC con successiva installazione della distro Linux più adeguata (per i giovani servirà da lezione pratica!!).

Appena completato il ri-assemblaggio e “rimessa in moto” dei PC, saranno installati in rete presso una stanza messa a disposizione del Comune presso il Centro Solidarietà Sociale con annesso Centro Anziani.

A quel punto le “macchine” saranno pronte per le lezioni di Linux in aula per i giovani che vorranno partecipare al corso base. Alcuni di questi PC saranno utilizzati per un Servizio di alfabetizzazione informatica per gli anziani (li faremo parlare in video-chat con i parenti all’estero ecc…).

Nel frattempo stiamo cercando di coinvolgere un’Ente di Formazione Professionale già accreditato per il finanziamento con fondi Regionali di un “Corso di Formazione per operatori Linux”, il quale potrebbe permettere la realizzazione di un corso avanzato con Certificazione tipo LPI. (Questa ultima possibilità sarebbe comunque proposta ai giovani più promettenti del corso base anche in caso di non finanziamento regionale, magari sfruttando risorse del Bilancio Comunale.

Questi nuovi giovani “operatori” Linux (i quali avranno già imparato OpenOffice) sarebbero utilizzati come Tutor per gli impiegati Comunali nel passaggio da MSOffice a OpenOffice. In ogni caso è quasi una strada obbligata vista la impossibilità finanziaria del Comune di pagare tutte le licenze Microsoft.

Tutto questo per raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Abnorme risparmio economico, in termini di acquisto ed aggiornamento di software.
    Un computer per potere funzionare necessita almeno di un sistema operativo – fino ad oggi praticamente Windows – ed un software tipo Office – fino ad oggi con monopolio Microsoft Office. Per una utilizzazione del computer che vada appena oltre queste necessità primarie, bisognerà istallare un antivirus, un prodotto per la masterizzazione, uno per la grafica, uno per il disegno “CAD” e tanti altri alla bisogna, secondo le esigenze operative. Col software open source c’è la possibilità di risparmiare sulle licenze e spendere molto meno soldi e tutti sul territorio. Si otterrà un risparmio di primo impianto variabile da un minimo di € 300,00, fino a svariate migliaia di euro per ogni computer. Successivamente si otterrà un risparmio minimo di almeno € 100,00 per computer e per anno che potrà arrivare a svariate centinaia di euro, secondo il software installato.
  • Possibilità di utilizzare hardware, anche datato, che risulta vetusto per la folle corsa alle prestazioni esasperate proposte dalle software-house e dai produttori di hardware.
    Oggi si tende a definire antico un computer dopo solo pochi mesi dall’acquisto in quanto si è innescata una corsa al superfluo che viene presentato come necessità. Effetti grafici stupefacenti ma di nessun riscontro pratico, video giochi esasperati ma che nulla interessano nel campo del lavoro, della produzione e dell’ufficio. Tale hardware, erroneamente considerato datato, si dimostra perfettamente utilizzabile col software open source. Quindi possibilità di riutilizzare quanto depositato in magazzino o quanto si può ottenere in donazione dalle imprese e dalle industrie eventualmente presenti nel territorio.
  • Entrate economiche per le scarne casse pubbliche derivanti dall’attività di formazione del personale degli Enti Locali.
    La scuola, per esempio, potrà formare il personale, di altre pubbliche amministrazioni, all’utilizzo dell’open source. Si avrebbe il duplice effetto di ottenere risorse finanziarie e consentire un enorme risparmio alle medesime amministrazioni. Tanto, in un secondo momento, potrà estendersi all’intero territorio (imprese, professionisti, ecc…).

Cahier de doleances

Così come in una squadra di calcio ogni ruolo è ben definito e non sovrapposto ad altri, così anche nella società civile gli ingegneri dell’informazione possono e debbono avere un ruolo (molto importante) nello sviluppo economico e sociale del paese, cinghia di trasmissione tra chi produce tecnologia e chi ha interesse ad utilizzare al meglio quella tecnologia, sia nella Pubblica Amministrazione che nel settore privato. L’obiettivo della comunicazione e che questo ruolo appaia a tutti per la sua convenienza in termini economici e in termini di efficacia/efficienza.

Dobbiamo parlare direttamente ai nostri concittadini e, poiché fa più notizia un uomo che morde un cane piuttosto che un cane che morde un uomo, dobbiamo portare sostegno alla nostra tesi, puntando sul «sensazionale». Dobbiamo parlare di cio che fa piu male.

Sappiamo tutti che non sono state nemmeno descritte le attività alle quali gli ingegneri dell’informazione (o più generalmente i consulenti ICT italiani) sono chiamati e devono attenersi, né quali fasi di un progetto informatico devono essere realizzate (ci stiamo lavorando con gli Ordini di Modena, Verona e Pavia). Ne consegue che non è nemmeno possibile stabilire se un comportamento sia stato scorretto o meno, se vi sia responsabilità civile o professionale.

Viene meno il principio della terzietà, della equidistanza tra fornitore e committente. Viene meno la efficacia del sistema acquisito con la convinzione errata di un risparmio. Assistiamo ogni giorno a situazioni in cui il committente, pubblico o privato che sia, nel tentativo di un facile risparmio si rivolge direttamente al fornitore di computer o di elementi di rete. In questo modo il committente perde la capacità di controllare ciò che sta acquistando, l’aderenza alle sue necessità, la corretta installazione ed il buon funzionamento. I risultati, spesso, si mostrano agli occhi di tutti sottoforma di sistemi inefficienti, ma piu spesso si nascondono nelle pieghe dei bilanci sotto forma di denaro buttato al vento.

Il nostro obiettivo è dimostrare che la presenza di un consulente ICT (ingegnere nel mio caso, nda) in un ruolo terzo aumenta le garanzie di ottenere un buon risultato.

E per queste ragioni che invito tutti a contribuire alla redazione di un dossier che renderemo pubblico e che raccolga esempi di «bad practices» di realizzazioni ICT, addebitabili a errate interpretazioni dei bisogni, cattivi o inesistenti progetti, mancato collaudo, inadeguata identificazione delle risorse umane necessarie, inadempienze di norme sicurezza e privacy. «Bad practices» che hanno procurato grave danno economico e lasciato i bisogni insoddisfatti.

Raccogliamo informazioni su questi aspetti (ognuno sui casi di cui si è a conoscenza) corredate da supporto documentale con nomi e date. Fatemi avere le storie di insuccesso e costruiamo il nostro «cahier de doleances».

Gli incarichi professionali delle Pubbliche Amministrazioni

Nota: Questo articolo è nato da una mia news pubblicata qui.

Il punto

Il “problema”, se così lo vogliamo chiamare, sta nel fatto che le Pubbliche Amministrazioni quando devono dare un incarico professionale per opere pubbliche in materia di edilizia, gestione del territorio e via dicendo si rivolgono sempre a liste di profesisonisti, mentre per gli incarichi del settore ICT questo non avviene. Sembra quasi che questo settore sia appannaggio solo di ditte esterne che forniscono sia l’hardware che il software di cui, di volta in volta, la PA ha necessità.

Io non metto in dubbio la professionalità di tali aziende, ci mancherebbe altro, ma mi chiedo come mai ci sia questa differenza di trattamento tra gli incarichi, come dire, «standard» (edilizia & C.) e le nuove tecnologie, le quali, specialmente negli ultimi anni, hanno un ruolo sempre più rilevante nella funzione di avvicinare le PA al cittadino.

Mentre per fare una strada ci vuole un «professionista» iscritto ad un Ordine Professionale, per gestire i dati anagrafici dei cittadini se ne può fare benissimo a meno!

Alcune proposte

Daniele Mercadante mi segnala che questo problema lo sta affrontando il Comitato di coordinamento delle commissioni degli ordini provinciali dell’ingegneria dell’informazione (CNII – Comitato Nazionale Ingegneri dell’Informazione) www.inginformazione.it con l’obiettivo di far riconoscere l’attività dell’ingegnere dell’informazione nella PA e non solo. Anche l’Ordine degli Ingegneri di Cosenza si è fatto promotore di questa proposta. Secondo il CNII «L’obiettivo che si vuole raggiungere è che il libero professionista diventi “garante” della PA e dell’azienda al fine di avere soluzioni hardware/software di qualità elevata e funzionanti per non assistere più agli sprechi visti che hanno prodotto dei danni sulle persone. Chi è iscritto ad un Ordine professionale deve rispondere al codice deontologico e rispettare una metodologia di lavoro».

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