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Category Archives: Economia

Ricostruiamo il mercato Informatico!

L’informatica in Italia può vantare eccellenze di rilievo sia per le attività di sperimentazione sia per le risorse che sono coinvolte in questo settore. Dobbiamo essere noi stessi, diretti interessati, a riprenderci un mercato nel quale abbiamo perso di credibilità.

Secondo uno studio ormai vecchiotto (2009 che sconta la forte recessione del settore)  ma i cui dati si sono rilevati attendibili, il settore con maggior numero di attività è quello dell’elaborazione e registrazione elettronica di dati che vede sul panorama nazionale più di 35.000 aziende, subito dopo con oltre 27.000 realtà si colloca il segmento specifico della realizzazione e consulenza software, e proseguendo con numeri minori si collocano tantissime micro realtà.

Dico questo perché sono fermamente convinto che da questo terribile stallo economico possa nascere per tutte le aziende e i consulenti onesti una forte spinta di ripresa se sappiamo riprenderci quegli spazi di “onestà” che devono contraddistinguere questo settore del quale ormai qualsiasi attività produttiva non può più far a meno.

Le Liberalizzazioni e i conti prima dell’oste

E’ proprio vero, mai fare i conti prima dell’oste!

E’ giusto di qualche giorno fa questo mio articolo sul recente decreto sulle Liberalizzazioni e di quanto, secondo me, fosse positiva la parte che obbligava il professionista e il sliente a stipulare, per iscritto, la tariffa professionale; purtroppo però io facevo riferimenti ad una bozza, mentre il testo vero (quello firmato dal Capo dello Stato, tanto per intenderci) è un po’ diverso… è il D.L. n°1 del 24 gennaio 2012 e l’articolo che ci interessa è il 9.

Vediamo cosa cambia.

Le «Liberalizzazioni» e l’obbligo della lettera d’incarico

Il recente Decreto sulle Liberalizzazioni del Governo Monti ha introdotto parecchie novità nel panorama Italiano ed ha anche toccato le libere professioni

In particolare gli articoli 10, 11, 12 e 13 del capo III riguardano rispettivamente le Disposizioni sulle tariffe professionali, l’Obbligo di comunicazione del preventivo, l’Accesso dei giovani all’esercizio delle professioni e l’Estensione ai liberi professionisti della possibilità partecipare al patrimonio dei confidi.

Tralasciando l’articolo 13, sul quale non ho competenze per commentarlo, e dicendo subito che l’articolo 12 riguardante il tirocinio alle Università può essere una cosa positiva (resta poi da vedere come questo verrà attuato dalle stesse…), vorrei spendere alcune parole sugli altri due ed, in particolare, sul come questi possano influenzare l’attività di un libero professionista specialmente per quanto riguarda gli accordi con il cliente e la tanto (da me) decantata Lettera d’Incarico!

Ingegnere, ma quanto mi costa!?

Essendo un ingegnere libero professionista mi trovo molto spesso a dover fare preventivi (cosa molto comune peraltro a qualunque tipo di libero prefessionista) e sempre più spesso mi viene fatto notare che le mie tariffe sarebbero alte… premesso che, molto probabilmente, chi mi fa notare questo ha ragione, vorrei però qui fare un’analisi obiettiva di quello che c’è all’interno di una tariffa professionale e che il cliente molto spesso non vede in modo da far capire bene a cosa si va in contro (dal punto di vista retributivo) a chi fa (o si accinge a fare) il mio mestiere.

Naturalmente quello che dirò si applica ad un ingegnere libero professionista iscritto ad Inarcassa (la cassa di previdenza di Architetti ed Ingegneri) ma credo che con piccole modifiche si possa adattare anche ad altre figure professionali.

Caro consulente ma quanto mi costi?

Mentre gli ingegneri dell’informazione, o del terzo settore, lottano (perdendo pure in malo modo – vedasi l’esito del congresso nazionale del CNI a Pescara del 22/24 luglio scorso) con i loro colleghi del primo e secondo settore (civili ed elettrici) per vedersi riconoscere l’utilità del proprio timbro, che al momento non serve nemmeno per annullare i francobolli, si torna a parlare di tariffe.

Mi è capitato di posare l’occhio su di un articolo senza firma intitolato «L’abolizione della tariffa minina, grave danno per gli Ingegneri», pubblicato sull’edizione cartacea de «l’Ingegnere Italiano» n°348 del giugno 2009, il quale ad un certo punto recita così:

Nella costruzione delle case, il progetto è opera di un ingegnere, che deve aver superato un esame di Stato, si assume determinate responsabilità civili e penali. Inoltre ha uno studio, del personale, dei costi e delle incombenze. I minimi tariffari ne garantivano quanto meno la competenza.

Ora, a parte il fatto che un architetto potrebbe avere qualcosa da ridire sul chi progetta cosa, mi pare molto «singolare» associare la competenza di un proifessionista al minimo tariffario della sua categoria… allora noi poveri consulenti informatici, o ingegneri informatici per rimanare in tema, che di «minimi tariffari» ne conosciamo tanti e in tutti i sensi, siamo tutti incompetenti?

Questi signori, che già sono protetti da leggi che gli riservano l’esclusività di poter fare determinati lavori escludendo di fatto tutti coloro che hanno una laurea ma non sono iscritti all’Ordine, mi vogliono far credere che se non ci sono tariffe minime questo mina la loro competenza?
Io credevo che la competenza fosse determinata dallo studio e dal continuo aggiornamento! Conosco informatici che con tariffe quasi nulle (altro che minime) fanno lavori egregi e di altissima qualità e il tutto senza essere protetti dal quel timbro che i miei colleghi civili ed elettrici si tengono ben stretto!

Scusate ma quando ce vo’, ce vo’!

Il caos delle tariffe

Durante la mia esperienza come consulente ho avuto modo di vederne di cotte e di crude ma mai così cotte e così crude come i fatti che riguardano le nostre tariffe.

La domanda è molto semplice: qual è la tariffa minima che un consulente deve chiedere per non cadere nello sfruttamento?

Purtroppo, ad oggi, la risposta non c’è. Anche gli ordini professionali (almeno per quanto mi risulta, ma posso sempre sbagliarmi n.d.a.) non aiutano le matricole (ed anche i così detti «senior») definendo  un tariffario minimo. E’ vero che le ultime liberalizzazioni hanno abolito i tariffari minimi ma questi, se esistessero anche per la nostra categoria, rappresenterebbero un buon «punto di riferimento» sia per aiutare le matricole a definire in maniera corretta una prestazione professionale ed evitare quindi di essere sfruttate, sia. e soprattutto, per dare una base solida utile a dirimere i contenziosi verso tutti quei clienti allergici al pagamento di un onorario troppo frettolosamente giudicato «caro».

Con questo articolo quindi, vorrei raccogliere una serie di pareri utili alla redazione di un nostro tariffario minimo che pubblicheremo su questo portale; il tutto per coordinarci ed aiutare tutti coloro che vogliono iniziare questo magnifico quanto bistrattato lavoro. Vi chiedo pertanto di inviarmi dei suggerimenti e/o proposte per iniziare la redazione di questo importante (almeno secondo me) documento!

Se poi siete a conoscenza che qualche Ordine Professionale ha prodotto qualcosa in questo senso o sapete di un sito dove si discute di ciò, vi chiedo di segnalarmelo in modo che possa riportarlo ad esempio.

Qualcuno che questo progetto sia troppo ambizioso? Forse per uno solo sì, ma non per tutti noi assieme!

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