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Category Archives: Licenze

Open Source Conference

Flavia Marzano

L’evento Open Source Conference è stato lanciato tre anni fa a Milano; gradualmente è stato esteso in altre città d’Italia. Sebbene si consideri l’open source come un approccio alla propria attività, il mondo Business to Business (B2B) è tradizionalmente guidato da altre logiche; per molti operatori del settore è stata una sorpresa scoprire che le soluzioni aperte sono vastamente adottate dalle imprese italiane.

Lorenzo Betti (Soiel): introduzione al convegno

L’anno scorso è stato chiesto a un campione degli utenti Soiel: se fossero utilizzate soluzioni open (dove e perché) e se ne stessero valutando l’utilizzo/ampliamento/adozione. Ben 190 aziende hanno risposto al questionario (35% appartenenti alla PA), anche con oltre 1000 dipendenti. L’84% degli intervistati utilizza open source, con principali ambiti i database, la virtualizzazione e l’infrastruttura IT (sicurezza, antivirus, firewall, CRM, etc). Il 73% delle aziende sta valutando di utilizzarlo o l’estensione a nuove aree in azienda.

I motivi addotti per cui l’open source non è utilizzato: mancanza di skill degli impiegati (ad esempio, la difficoltà di convincere i propri utenti ad utilizzare LibreOffice al posto di Microsoft Office) e l’assenza di una catena del valore formata e riconosciuta sulla competenza generale, che accrescono di conseguenza i costi di configurazione e di gestione.

In principio era libero (Appendici)

Dynamic duo

Dynamic duo

Esiste una pletora di licenze, ma in questa sede distinguerò solo fra quelle free software e le principali open source. Si ricordi che queste hanno cominciato ad essere sollecitate in tribunale in vari paesi del mondo e sono state trovate abbastanza solide da vincere cause. Non rispettare una licenza vuol dire compiere un’azione illegale, per cui non si è più titolari dell’utilizzo del software che essa copre, esponendosi a un’azione di rivalsa da parte dei detentori del diritto d’autore sul sorgente.

Praticamente tutte le licenze riportano sempre due clausole: il fatto che il codice sia coperto da diritto d’autore, eventualmente con i nomi degli autori (anche società), nonché il fatto che problemi nell’esecuzione del codice non siano loro imputabili (esclusione di responsabilità). Non si commetta quindi l’errore di pensare che il FLOSS sia il Cenerentolo del mondo del software solo perché esso può essere disponibile gratuitamente: ha pari dignità di un costoso software commerciale a codice sorgente chiuso.

In principio era libero (Parte III)

I brevetti software come un'arma fra le superpotenze di quest'industria.

I brevetti software come un'arma fra le superpotenze di quest'industria.

Come si afferma nella parte II di questo articolo, quanto descritto somiglia vagamente alla corsa agli armamenti nel periodo della Guerra Fredda: per imporre il predominio sulle altre fazioni, c’era una gara per mostrare il maggior numero di armi o gli eserciti più potenti (spesso è l’apparenza che conta). L’uno si voleva imporre sull’altro, in una dimostrazione di machismo che rischiava di sfociare in una guerra nucleare mondiale.

Open Invention Network

Ci si abitua a tutto, d’accordo, ma i grossi nomi si sono accorti che la presente situazione di assedio non poteva durare per sempre. Per cui, invece di risolverla alla radice richiedendo l’eliminazione delle mine vaganti dei brevetti software, hanno deciso di costruire un’altra roccaforte (corsi e ricorsi della storia): l’Open Invention Network (OIN), nata anche sull’impulso della causa di SCO contro IBM.

In principio era libero (Parte II)

saint_ignucius

saint_ignuciusCi sono ormai decine di migliaia di articoli (e molti meno libri) su come Richard Stallman sia stato illuminato dalla grazia sulla via del MIT e abbia partorito l’idea di free software. In realtà questo concetto è precedente a Stallman; lui era “solo” dotato della giusta ossessione per dedicarsi anima e corpo alla promozione di questa idea.

E, si sa, le idee sono infiammabili: se trovano il sottobosco adeguato di persone possono originare un grosso incendio. I tempi erano maturi, perché i suoi sforzi sono coincisi a cavallo tra il fenomeno degli home computer e lo sviluppo dei personal computer. Alla gente appassionata piace condividere

In principio era libero (Parte I)

Benjamin Franklin, il proto-hacker.

Benjamin Franklin, il proto-hacker.

Secondo un popolare “fattoide”, in ogni popolazione esiste circa l’1% delle persone che sono il vero motore della società: la parte più creativa e intraprendente. Sono artisti, scienziati, letterati: in una parola, innovatori.

Essendo costoro umani, hanno le normali necessità di tutti quanti: cibarsi, avere cura del proprio benessere, perseguire la felicità. Dal momento che non viviamo, per ora, in un’economia di baratto è necessario procurarsi del denaro per potere sopravvivere o, semplicemente, per potere avanzare le proprie idee. Non si dimentichi che la maggior parte delle invenzioni non nascono in qualche ora in un garage, ma devono essere sviluppate il più delle volte con costi ingenti. Come affermava Thomas Alva Edison, tra una lampadina bruciata e l’altra, “il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione”.

«Furto di documento informatico» oppure «Violazione delle norme sul Diritto d’Autore»?

Fattispecie in ordine all’acquisizione di un intero sito web da parte di soggetto non autorizzato.

Analisi della possibilità di configurazione del furto di documento informatico.

Nel caso di appropriazione del contenuto di una pagina web, copiata e integralmente riportata in una rivista informatica, quali sono le norme applicabili?

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