Auguri, vecchio PC! Il Personal Computer compie 30 anni

PC IBM

PC IBM

Vecchio?, ma come? Solo trent’anni… Sembra un paradosso, ma è proprio così. Il 12 agosto 1981 IBM presentava alla stampa quello che sarebbe stato quasi un simbolo del progresso tecnologico. E lo è stato effettivamente per molti anni.

A quei tempi si parlava di Pc Ibm e poi di Ibm compatibili, il mercato informatico muoveva i primi passi giganteschi e si formarono due schieramenti di opinione: l’Ibm (originale) e il compatibile. Il sistema operativo era MS-Dos, e si scrivevano i primi programmi in linguaggio Basic.

Quanto è cambiato in trent’anni… ma allora l’idea di avere un computer tutto intero sulla scrivania era già quasi fantascienza. La normalità era una sala in un Centro Elaborazione Dati, dove si entrava uno o al massimo due persone alla volta per non influenzare le caratteristiche atmosferiche che si cercavano di mantenere stabili per quei grandi armadi posti uno al fianco dell’altro.

I nomi che portavano questi enormi sistemi erano Ibm 370, oppure Sperry Univac 1100, solo per citare i più utilizzati in Italia. Quelle “pizze” di colore azzurro ad altezza uomo erano i Tape, nastri magnetici su cui si scriveva in modo assolutamente sequenziale. Per non parlare delle unità a disco: per i più giovani si può solo dire che per “montarli” ci voleva una mano esperta e con una certa forza. Chiusi in una grande calotta s’inserivano negli alloggi appositi e poi si avvitavano, un po’ come si fa oggi quando si ripone una ruota di scorta in un bagagliaio di automobile.

Ritorniamo al nostro Personal Computer, PC per gli amici! L’IBM presentò il suo primo modello che aveva come sigla 5150. In effetti, in precedenza la stessa Ibm aveva prodotto qualcosa di simile ed anche Apple nel 1976, ma il prezzo contenuto, (intorno ai 2000 dollari!) lo rendeva avanguardia. Sopra uno scatolone di ferro aveva uno schermo monocromatico, all’interno una scheda madre sulla quale alloggiava una cpu Intel 8088 (4.77 Mhz) una RAM di 16KB (max 256) e due floppy drive da 5,25 pollici. Facilmente immaginabile che le caratteristiche erano nettamente inferiori anche a quelle degli attuali smartphone e tablet.

Sembra nostalgia, il ricordo di giovani universitari che all’epoca non sapevano e forse non potevano immaginare lo sviluppo che ci sarebbe stato. Si studiava il Pascal, il Cobol, tante teorie matematiche, quando le parole magiche erano input, outptut e diagramma a blocchi. Termini che i nostri figli smanettoni forse non hanno mai letto nemmeno a scuola d’informatica.

In ogni caso, se non avessimo lavorato per anni e anni su quelle tastiere indistruttibili e pesanti, con fili attorcigliati per darci l’impressione che potevamo allontanare gli occhi da quei fosfori verdi del monitor, sicuramente oggi non avremmo visto netbook e palmari che non si preoccupano nè delle escursioni termiche nè delle peripezie a cui sono sottoposti.

Un vecchio Pc io l’ho conservato, se lo accendo, funziona. Tra un paio d’anni compirà il suo personale trentennale, un pezzo di storia, non solo della mia.

Buon compleanno, amico PC!

Su Vittorio D'Aversa

Consulente Tecnico Forense in materia Informatica.

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