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Ancora alcune considerazioni sul telelavoro Stampa E-mail
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Area Lavoro - Telelavoro
Scritto da Calogero Bonasia   

Avevo già iniziato ad approfondire il tema del telelavoro con l'articolo Il consulente ICT e il telelavoro. Il Telelavoro è una modalità di lavoro grazie alla quale si possono sfruttare i vantaggi oggi offerti dalle tecnologie di telecomunicazione: superare i tradizionali confini fisici e logistici dell'ufficio.

Di solito il telelavoro viene svolto da casa propria. Non va confuso, infatti, con un'altra forma di lavoro a distanza, il cosiddetto "telependolarismo". Il telependolarismo è una delle misure di mobilità sostenibile (in questo caso, infatti, la prestazione è resa in una filiale appositamente creata dall'azienda oppure da centri pubblici opportunamente attrezzati).

La mia riflessione di oggi sul telelavoro si pone come obiettivo quello di capire come mai sia così complesso da accettare da parte dei datori di lavoro.

Il telelavoro è legato a diversi benefici per datori di lavoro e telelavoratori: risparmio di immobili e sedi di lavoro, spese di riscaldamento e manutenzione; per il lavoratore è legato a un risparmio per le spese di trasporto.

Sul sito telelavoro.rassegna.it: si trova una vasta raccolta di documenti esistenti in materia di telelavoro.

Purtroppo però esistono anche numerosi siti che invece rappresentano il classico caso di "sito spreca indirizzi IPv4". Visitandoli non si trova altro che banner di AdWords di Google e rimandi a link di dubbia utilità. Queste non sono forme di telelavoro, come non erano forme di lavoro a domicilio quelle di imbastire collanine o confezionare cineserie che andavano in auge negli anni '80. Sono quasi sempre truffe o forme di induzione allo "spam" (e mi fermo qui). Secondo me, c'è tanto lavoro per Rapetto e i suoi.

Insomma, se si vuole seriamente documentarsi suggerisco di visitare il sito che l'INPS ha dedicato al telelavoro. Il telelavoro, infatti, si distingue, in linea di massima, per il luogo dove viene espletato. Vediamo alcuni esempi:

  • il telelavoro a domicilio, cioè quello svolto dal lavoratore da casa propria, comunicando con l'azienda del datore di lavoro tramite il proprio computer
  • il telependolarismo, come dicevo sopra, ossia quella forma di telelavoro svolta da una specie di centro "satellite", laddove la prestazione viene resa in una filiale dell'azienda
  • simile al precedente è il lavoro svolto nei telecentri. In questo caso, il telelavoro è svolto in appositi centri dove vengono messi a disposizione (noleggiati) attrezzature e locali per conto dell'azienda del telelavoratore
  • il telelavoro mobile, quando viene usato un computer portatile e un telefono mobile (di solito) e ci si sposta con una certa frequenza. Io penso che rientri in questa forma anche il lavoro del sistemista "on site", cioè di quelle persone che per conto dell'azienda vanno a passare diverse ore della loro giornata di lavoro, presso la sede del cliente, fruendo (momentaneamente) dei locali del cliente
  • conseguenza di quest'ultimo tipo di telelavoro è la cosiddetta "remotizzazione", ovvero il modo di lavorare forse più conosciuto a chi partecipa allo sviluppo di progetti "open source" su Internet. Si tratta di lavoro svolto da persone diverse, non necessariamente tutti dipendenti della stessa azienda, ciascuno dal proprio luogo ma che sono collegate tra loro come se fossero sedute l'una accanto all'altra.
È la concezione dell'azienda-diffusa, o se preferite il termine più "trendy": azienda virtuale, vale a dire un'azienda esistente solo in rete.
 

Commenti  

 
0 #1 Non sanno cos'è.Antonio Maiorani 2010-03-24 15:51
Possiamo senz'altro dire che (questo leggendo il web in generale) che per la maggior parte della gente telelavoro=partecipazione a sondaggi retribuiti, catene di S. Antonio informatiche, spedizione di e-mail pubblicitarie ................ Il telelvoro è ben altro come propriamente scrivono gli autori degli articoli. Io stesso non sono ancora riuscito a telelavorare con qualche società! Mentre posso comprendere chi non ti accetta come gestore ICT da remoto (la presenza di uno smanettatore in sede ....) proprio non capisco il motivo per cui uno sviluppatore web da remoto non sia accettato. Le cose sono due secondo me: mancanza di un progetto e lavoro di sviluppo alla giornata oppure controllo della persona per non so quali motivi.
Antonio
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0 #2 ConsiderazioniDomenico Ponte 2010-03-24 20:34
Concordo con le considerazioni di Calogero e aggiungo che purtroppo anche su questo argomento ancora in Italia siano indietro anni luce. Eppure chissà quante migliaia di lavoratori "pendolari" potrebbero essere molto più produttivi potendo lavorare (magari 2-3 giorni la settimana) da una postazione remota. Infatti è scientificament e provato (scusate la deformazione professionale) che il pendolarismo riduce l'efficienza del lavoratore oltre a ridurre il numero di ore proficue.
Purtroppo non è piacevole scoprire che altre nazioni utilizzano il telelavoro da anni (luce). Nei paesi Scandinavi addirittura hanno dei treni attrezzati con postazioni informatiche ad alta velocità e appena il lavoratore si collega con il server dell'Azienda automaticamente gli scatta "la timbratura" ufficiale dell'inizio della giornata lavorativa. Stessa cosa per il viaggio di ritorno. Quindi vi lascio immaginare la produttività di un sistema del genere, il quale dalle nostre parti a qualche datore di lavoro potrebbe sembrare "fantascientific o".

Grazie dell'attenzione
Domenico
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